Le Voci dell’Intelligenza Artificiale: Uno Specchio di Stereotipi Persistenti
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, evolvendosi da semplici strumenti di calcolo a sofisticati assistenti virtuali. Tuttavia, nonostante i progressi tecnologici, le voci di queste intelligenze rimangono intrappolate in stereotipi obsoleti, specialmente per quanto riguarda le rappresentazioni femminili. Questo fenomeno riflette non solo le nostre aspettative culturali, ma anche le scelte consapevoli dei creatori di IA.
Da decenni, Hollywood ha plasmato la nostra immagine collettiva dell’intelligenza artificiale. Pellicole come “Her” di Spike Jonze, in cui Scarlett Johansson presta la voce all’IA Samantha, hanno definito un canone estetico e sonoro per le voci artificiali. Quando OpenAI ha rilasciato Sky, una voce per il loro chatbot ChatGPT, molti hanno notato somiglianze inquietanti con la performance di Johansson. Nonostante le proteste dell’attrice e le assicurazioni di OpenAI sul fatto che Sky fosse interpretata da un’altra professionista, l’associazione mentale era inevitabile.
Le voci delle IA femminili, come Sky e le prime versioni di Siri e Alexa, sono spesso progettate per essere rassicuranti, piacevoli e servili. Queste caratteristiche rispecchiano stereotipi di genere antiquati: la donna come figura accogliente e servizievole. Julie Wosk, nel suo libro “Artificial Women: Sex Dolls, Robot Caregivers, and More Facsimile Females“, esplora come queste rappresentazioni siano radicate in una lunga storia di “donne artificiali” create per soddisfare desideri maschili.
Paradossalmente, la qualità robotica di queste voci femminili contribuisce al loro fascino. Siri e Alexa, con le loro inflessioni meccaniche e la cadenza monotona, evocano un senso di nostalgia per una fantascienza retro-futuristica. Questi assistenti vocali non devono sembrare troppo umani; devono, piuttosto, rassicurare l’utente con la loro prevedibilità e mancanza di complessità emotiva. Sono programmabili, manipolabili e subordinati alle nostre richieste.
Una piattaforma che ha esplorato le potenzialità creative delle voci sintetiche è TikTok. Dal 2020, l’opzione di sintesi vocale “Jessie” è diventata una delle più popolari. Con un tono entusiasta e un lieve sottofondo robotico, Jessie rappresenta l’ottimismo e la leggerezza superficiale della piattaforma. È la voce perfetta per un contesto in cui la presentazione di sé è costantemente in vendita.
Le voci dell’intelligenza artificiale, che si tratti di Sky, Siri o Jessie, ci raccontano molto su come vediamo e desideriamo le macchine. Nonostante la tecnologia si evolva, le voci femminili delle IA continuano a riflettere stereotipi antichi e a servire come strumenti di comfort per un pubblico che affronta l’inevitabile avanzamento tecnologico. Dietro ogni voce artificiale c’è un processo complesso di decisioni estetiche e culturali, che rivelano tanto sui nostri pregiudizi quanto sulle nostre aspirazioni.
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Foto di Andres Urena su Unsplash

