I documenti giudiziari resi pubblici questo venerdì 21 novembre in una causa multidistrettuale negli Stati Uniti rivelano accuse gravi contro Meta: l’azienda avrebbe consapevolmente sottovalutato i rischi delle sue piattaforme per giovani e minori. Secondo le deposizioni citate dai ricorrenti, Instagram tollerava fino a 16 violazioni prima di sospendere account coinvolti in traffico sessuale, non offriva strumenti semplici per segnalare abusi sui minori e permetteva milioni di interazioni inappropriate tra adulti e adolescenti. La causa riguarda anche TikTok, Snapchat e YouTube e coinvolge oltre 1.800 ricorrenti tra famiglie, distretti scolastici e procuratori generali.
L’accusa sostiene che Meta fosse a conoscenza dei danni psicologici causati dall’uso intensivo delle sue piattaforme, della natura “addictive” dei prodotti e degli effetti negativi su ansia, depressione e immagine corporea. L’azienda avrebbe minimizzato pubblicamente questi rischi e ritardato l’adozione di misure di sicurezza per non compromettere crescita ed engagement.
I ricorrenti sottolineano inoltre che Meta avrebbe mirato deliberatamente a giovani e preadolescenti, bloccando progetti interni per rendere Instagram meno tossico, come la limitazione dei like e dei filtri di bellezza. L’azienda non avrebbe rimosso automaticamente contenuti dannosi, inclusi abusi sui minori, disturbi alimentari e segnalazioni di auto-lesionismo, nonostante fossero stati rilevati dagli algoritmi.
Meta respinge fermamente le accuse, definendole fuorvianti e basate su citazioni selettive. L’azienda rivendica progressi come l’introduzione nel 2024 degli Account Teen con protezioni automatiche. Secondo l’accusa, però, gli interventi sono arrivati troppo tardi. Nel frattempo, miliardi di interazioni inappropriate avrebbero coinvolto adolescenti.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (05/05/2025).

