Giovedì una giuria del New Mexico ha condannato Meta al pagamento di 375 milioni di dollari, per non aver tutelato adeguatamente i minori su Facebook e Instagram. Secondo il verdetto, l’azienda avrebbe rappresentato in modo fuorviante la sicurezza dei propri servizi, consentendo a predatori sessuali di raggiungere utenti minorenni.
Il processo, durato quasi sette settimane, muove da un’indagine denominata “Operazione MetaPhile”, condotta nel 2023 dal procuratore generale Raúl Torrez. Agenti sotto copertura crearono profili falsi da adolescenti, ricevendo in pochi giorni materiale esplicito e contatti da adulti con intenzioni predatorie. Documenti interni mostrano che i dirigenti erano consapevoli delle falle nei sistemi di protezione, ma scelsero di non intervenire per non frenare la crescita degli utenti.
La sentenza è la prima del suo genere e apre scenari inediti per l’industria tecnologica, finora protetta dalla Sezione 230. Il processo si è infatti concentrato sulle scelte di design e sugli algoritmi, non sui contenuti degli utenti. Meta farà ricorso e respinge le accuse, sostenendo che si basano su documenti parziali. Un portavoce ha evidenziato gli sforzi dell’azienda per proteggere gli utenti delle sue piattaforme, e sottolineato l’impegno nell’identificare e sospendere i malintenzionati e nell’eliminare i contenuti pericolosi.
A maggio è prevista una seconda fase del procedimento, in cui il New Mexico tenterà di imporre a Meta modifiche strutturali permanenti, tra cui sistemi di verifica dell’età e limitazioni alla crittografia per i minori.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/02/2025).

