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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

La fine della morte così come la conosciamo

ragazza che parla con l'ologramma della nonna dopo la sua morte.

Una delle domande più ricorrenti della vita è “cosa c’è dopo la morte?”. Stando ai nuovi strumenti digitali la morte non decreterà la fine della vita, o meglio, non della vita digitale. Alcune aziende stanno sviluppando tecnologie che permettono di creare versioni digitali delle persone defunte, capaci di rispondere e interagire in modo sorprendentemente realistico. Un esempio è il funerale di Marina Smith, educatrice sull’Olocausto, dove amici e parenti hanno potuto “parlare” con lei attraverso un sistema chiamato StoryFile. Non era un semplice video, ma una conversazione interattiva basata su risposte preregistrate.

Microsoft ha brevettato un sistema per trasformare i dati digitali – messaggi, email, post – in un chatbot che parla proprio come il proprietario o la proprietaria dei dati. In Corea del Sud, un documentario ha mostrato una madre che interagiva con una versione virtuale della figlia defunta, ricreata con tecnologie avanzate.

Tutto molto affascinante, ma ci sono aspetti che fanno riflettere. Chi controlla questi avatar digitali? E se dicessero o facessero qualcosa che la persona originale non avrebbe mai approvato? Altro aspetto da non sottovalutare è il costo, spesso elevato, di queste tecnologie, da cui il rischio di creare una nuova forma di disuguaglianza: l’immortalità digitale per pochi.

Tutti questi strumenti aprono nuove strade e nuovi quesiti: cosa rimane del lutto e del ricordo? Quale significato attribuiamo oggi alla morte e alla vita? Queste domande richiedono una risposta sociale e culturale e il modo in cui ci risponderemo darà vita al nostro nuovo modello di società.

Leggi l’articolo completo “Logging off life but living on: How AI is redefining death, memory and immortality” su The conversation.

Immagine generata con DALL-E.

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