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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

La nostra vera anima gemella la conosce un server in California

schermo cellulare con homepage di una dating app.

L’industria del dating digitale sta affrontando una crisi del tutto nuova, segnata da un calo costante di utenti paganti e da una diffusa stanchezza emotiva nota come “swipe fatigue”. Il gesto che ha caratterizzato un’intera generazione, una delle armi più potenti che credevamo di avere, il nostro pollice, ha fallito nel trovarci l’anima gemella. Questo fallimento ha innescato un processo di modifica dell’architettura delle dating app che cercano di riprendere terreno seguendo il burnout da appuntamento al buio.

Il Dating Concierge e l’IA agentica

Per contrastare il declino, i giganti del settore stanno puntando tutto sull’IA agentica. Whitney Wolfe Herd di Bumble ha ipotizzato un futuro in cui un “concierge del dating” artificiali possano avere appuntamenti virtuali. L’idea è che ognuno ha un suo concierge e che questi parlino tra loro, analizzino migliaia di potenziali partner e ti presentino solo i “finalisti”, eliminando lo sforzo di interagire con centinaia di persone reali. Intanto a Londra è nata Fate, una start up che punta su connessioni più profonde e si è proposta di eliminare il meccanismo dello swipe. L’azienda propone una funzione chiamata “Fate Roulette”, in cui gli utenti vengono connessi attraverso la chimica vocale senza potersi vedere finché un’ IA non dà il lascia passare rilevando una sintonia sufficiente. . Hinge, invece, nel Febbraio del 2026 ha introdotto la funzione Convo Starters” che suggerisce agli utenti idee personalizzate per rompere il ghiaccio, basandosi sulle risposte preimpostate e sulle foto del profilo. L’azienda afferma sulla sua pagina personale che “I nostri test hanno dimostrato che l’utilizzo di “Convo Starters” ha aiutato gli utenti a sentirsi più sicuri nell’inviare il primo messaggio. “. Alla fine del 2025, è stata poi annunciata l’uscita di una nuova app di dating: “Overtone”. Sviluppata dall’ex CEO di Hinge Justin McLeod, l’ applicazione sostituisce lo swipe con un assistente virtuale capace di analizzare voce e personalità per trovare partner compatibili. Si promette di funzionare come un matchmaker selettivo, offrendo pochi profili curati di alta qualità per ridurre la fatica digitale e favorire relazioni autentiche.

Tinder acchiappatutto

Tinder ha deciso di cavalcare entrambe le onde: da una parte implementa strumenti basati su IA e dall’altra propone una serie di incontri in carne ed ossa per i suoi utenti. Dopo l’introduzione del “Music Mode” e dell'”Astrology Mode” – che permettono rispettivamente di usare la musica e il segno zodiacale come ulteriori fattori di compatibilità – e il potenziamento della funzione Face Check, nel marzo 2026 l’azienda ha ufficialmente lanciato globalmente “Chemistry”. Come funziona? Grazie alla possibilità di richiedere l’accesso al rullino fotografico dell’utente, analizza i comportamenti reali dello stesso. Si, ma in che senso? È in pratica un motore IA che va al di là della Bio e che smette di leggere quanto ti piace il buon vino, la buona musica e viaggiare per guardare direttamente “dentro la tua vita”; analizza l’intero rullino fotografico dello smartphone per mappare gli interessi reali e non quelli dichiarati, analizzando comportamenti e segnali profondi tramite sofisticate reti neurali. Questa pratica risulta essere parecchio problematica, infatti insieme alle foto del tuo gattino verranno esposti anche dati sensibili e intimi, ad esempio metadati, foto di minori o screenshot con informazioni mediche… con tutte queste informazioni disponibili probabilmente non sarà solo l’amore a trovarti. Di contro, come già anticipato, l’azienda cavalca anche l’ondata opposta, quella del “dating intenzionale”.  Tinder ha introdotto una sezione “Events” per aiutare gli utenti a incontrarsi durante manifestazioni locali reali.

Il Subappalto del cuore

Eravamo stati avvertiti, Bauman ce l’aveva detto vent’anni fa, aveva previsto i nostri date fallimentari e la liquidità delle nostre relazioni. Questo però non è il luogo adeguato per ragionare su cosa sia l’amore o il romanticismo, definizioni che hanno sempre una risposta soggettiva e mutevole. Ci sono altri temi che sembrano più urgenti e più adatti al contesto. Il primo riguarda la privacy. Quando il consenso all’accesso ai propri dati non è volontario ma è un “consenso teatrale”, cosa stiamo davvero cedendo a chi e che ne sarà dei nostri dati? La Mozilla Foundation ha rilevato che l’80% delle app di dating condivide o vende informazioni personali, rendendo il settore uno dei peggiori per quanto riguarda la tutela della privacy. Il secondo ha a che fare con la natura collettiva di un problema che trattiamo come individuale. Cosa ci spinge ad affidarci ad aziende private che ci forniscono risposte a pagamento per un disagio che è strutturalmente collettivo? Il loneliness limbo è un fatto: siamo interconnessi ma fondamentalmente soli. Bisognerebbe, probabilmente trovare risposte collettive e politiche a questi problemi generazionali e non trattarli come un bug di sistema. E poi l’ultimo ma inevitabile dubbio: perché vogliamo a tutti i costi esternalizzare le relazioni? L’industria del dating sta di fatto trasformando il corteggiamento in un processo aziendale da automatizzare, con l’obiettivo di eliminare ogni attrito. Abbiamo subappaltato il lavoro sporco. Gli algoritmi  filtrano profili, gestiscono l’imbarazzo e suggeriscono cosa dire per evitare di apparire cringe. La nostra capacità di essere animali sociali si sta atrofizzando sotto il grande imperativo della perfezione e l’incontro con l’altro si sta riducendo ad un’operazione tecnica piuttosto che a un bisogno di relazione e confronto.

Immagine: di SolenFeyissa, disponibile su Pixabay.

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