Introduzione: l’interazione tra esseri umani e IA
Viviamo ormai in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale (più brevemente conosciuta come IA o con il termine anglofono “Artificial Intelligence”, abbreviato in AI) non è più un concetto distante, confinato ai laboratori di ricerca o ai libri di fantascienza, ma una realtà che si intreccia quotidianamente con le nostre vite (e purtroppo, a volte, con alcuni problemi[1]). Interagiamo giornalmente con sistemi di intelligenza artificiale, spesso senza accorgercene: dall’assistente vocale che risponde alle nostre richieste, fino alle raccomandazioni della nostra piattaforma di streaming preferita su quale serie TV guardare quando siamo annoiati sul divano. Ed è qui un primo campanello d’allarme: l’IA non è più una osservatrice che apprende dai nostri comportamenti, ma inizia anche ad influenzarli.
Queste interazioni tra noi esseri umani e l’IA rappresentano qualcosa di più del semplice utilizzo della tecnologia: toccano aspetti legati profondamente alla nostra identità, alle nostre relazioni, e alle decisioni che prendiamo ogni giorno. Questi legami possono essere di aiuto e supporto, ma portano diversi rischi e problematiche, come quello della perdita di abilità che è generalmente conosciuto nel mondo della ricerca con il nome di “deskilling”[2]. La sempre maggiore presenza dell’IA nella società solleva domande complesse: come vogliamo rapportarci con essa? Quale ruolo vogliamo assegnarle nella nostra vita? E quanto siamo pronti a fidarci di decisioni che, in un certo senso, non ci appartengono completamente?
In questo articolo, esploreremo brevemente queste domande, con l’obiettivo di far riflettere il lettore su ciò che potrebbe significare interagire con l’IA.
Tipologie di interazione con l’intelligenza artificiale
L’IA è diventata una compagna invisibile nelle nostre attività quotidiane, rendendo possibili diversi servizi che utilizziamo giornalmente nei modi e nei settori più disparati, dall’intrattenimento alla sanità, attraverso diverse modalità di interazione.
Indubbiamente, la modalità di interazione con l’IA che sta riscuotendo maggior successo in questo particolare periodo storico è certamente quello dei chatbot e degli assistenti vocali, più generalmente indicati come “agenti conversazionali”, come il più moderno ChatGPT o i “classici” Siri e Alexa. Questa tipologia di interazione è anche la stessa utilizzata dai più disparati “assistenti” disponibili sulle pagine di gestori telefonici e altre aziende, utili a fornire un primo supporto ai loro clienti.
Per comprendere meglio le diverse modalità di interazione tra esseri umani e IA, è utile considerare alcuni modelli teorici che analizzano i livelli di automazione. Questi modelli, infatti, forniscono una interessante prospettiva per comprendere come la tecnologia può automatizzare vari compiti, variando il grado di coinvolgimento e controllo umano.

Uno dei primi modelli dell’automazione, nonché uno dei più citati a riguardo, definisce una scala mono-dimensionale dei livelli di automazione di un compito[3]. Questo modello, basato su 10 livelli, ha come due estremi il totale controllo umano (livello in cui la macchina non fornisce alcun tipo di supporto o di automazione per lo specifico compito) e, dall’altro lato, la totale automazione (livello in cui l’essere umano non ha alcun ruolo nello svolgimento del compito, neanche quello di supervisore).

Un modello più recente, invece, separa il grado di automazione dal livello di controllo umano, offrendo una visione bidimensionale della relazione tra essere umano e IA (o, più in generale, macchina)[4]. In questo modo, si possono identificare quattro tipologie di sistemi:
- Non automatizzati, con alto controllo umano: basati sulla maestria degli utenti (per esempio, un pianoforte).
- Completamente automatizzati, con minimo controllo umano: interamente gestiti dalla macchina (per esempio, gli airbag di una automobile).
- Poco automatizzati, con poco controllo umano: per esempio, un orologio.
- Altamente automatizzati, con alto controllo umano: per esempio, una fotocamera automatica che consente all’utente di modificarne le impostazioni.
Quest’ultima categoria rappresenta l’ideale per i sistemi di IA, poiché garantisce affidabilità sicurezza e fiducia.
È interessante notare, però, come possano esistere dei sistemi che siano eccessivamente controllati dall’utente o automatizzati. Sono questi i casi di sistemi basati su IA che portano gli utenti a fare un eccessivo affidamento su di essi tanto da portare a incidenti anche mortali[5].
L’approccio consigliato dalla ricerca
In questo contesto, diversi ricercatori hanno provato a validare le teorie presentate nel modello bi-dimensionale dell’interazione tra umani e IA. Più in particolare, una domanda interessante che ci si pone è: l’automazione è realmente il miglior modo in cui è possibile utilizzare l’IA?
A tale scopo, ricercatori italiani (tra cui l’autore di questa nota), hanno esplorato diverse modalità di progettazione di una intelligenza artificiale, applicata al contesto applicativo della valutazione dell’usabilità (una dimensione di qualità) di pagine web[6]. I risultati sono particolarmente stimolanti: l’analisi ha dimostrato che un approccio completamente automatizzato è stato estremamente efficace nell’identificare i problemi della pagina web, soprattutto quelli più gravi. Questo evidenzia la notevole efficienza e la precisione dell’IA quando applicata a compiti specifici.
Tuttavia, l’intuizione più interessante è emersa esplorando approcci diversi, che mirano ad aumentare le capacità umane, piuttosto che rimpiazzarle automatizzando i compiti. Infatti, combinando il fine giudizio degli esperti umani con le capacità analitiche dell’IA, è stata scoperta una “sinergia” che migliora in modo significativo l’individuazione dei problemi di gravità più bassa. Questo approccio ibrido sfrutta i punti di forza sia dell’uomo che della macchina, permettendo di identificare quei sottili problemi che, altrimenti, sfuggirebbero a un’analisi svolta esclusivamente dall’automazione o dai soli umani.
Questa scoperta suggerisce che, sebbene l’automazione eccella nel riconoscimento dei problemi più evidenti, l’integrazione della competenza umana con l’IA può dare vita a un processo di valutazione più completo. Quindi, la scelta del corretto modo di interagire con l’IA è fortemente legata alle esigenze e ai compiti specifici degli utenti finali – cioè noi!
Un possibile futuro: una simbiosi tra esseri umani e IA
L’IA è sempre più presente nostre vite, promettendo tanti miglioramenti ma esponendoci a diversi rischi. Nel corso di questo articolo, sono stati esplorati vari livelli di interazione tra umani e IA, mettendo in luce come l’integrazione tra competenze umane e IA permetta di raggiungere risultati più completi e precisi, cogliendo anche dettagli sottili. La scoperta della potenza di questa “simbiosi” tra IA e esseri umani ci suggerisce un modello promettente per il futuro: non un’automazione che sostituisce l’uomo, ma una IA che collabora con noi, amplificando le nostre possibilità.

Questa relazione “simbiotica” tra uomo e IA va oltre la mera efficienza: si tratta di un modello che unisce la sensibilità e la consapevolezza umana con la potenza analitica della macchina. L’IA, infatti, può risolvere con precisione problemi rilevanti e ripetitivi, ma sono spesso gli esseri umani, con il loro intuito e il loro giudizio, a riconoscere le sfumature e le complessità che un sistema automatizzato non può cogliere da solo. Questo equilibrio tra autonomia e assistenza ci offre la possibilità di progettare un futuro in cui IA e umanità collaborano per risultati che nessuna delle due parti potrebbe raggiungere da sola. In conclusione, il vero valore dell’IA emergerà non solo dalle sue capacità tecniche, ma dalla qualità della relazione che instauriamo con essa.
[1] Si può per esempio fare riferimento ai diversi casi di incidenti causati da auto a guida autonoma: https://www.theguardian.com/technology/2024/apr/26/tesla-autopilot-fatal-crash
[2] Sambasivan, Nithya, and Rajesh Veeraraghavan. “The Deskilling of Domain Expertise in AI Development.” In CHI Conference on Human Factors in Computing Systems, 1–14. New Orleans LA USA: ACM, 2022. https://doi.org/10.1145/3491102.3517578.
[3] Parasuraman, R., T.B. Sheridan, and C.D. Wickens. “A Model for Types and Levels of Human Interaction with Automation.” IEEE Transactions on Systems, Man, and Cybernetics – Part A: Systems and Humans 30, no. 3 (2000): 286–97. https://doi.org/10.1109/3468.844354.
[4] Shneiderman, Ben. “Human-Centered Artificial Intelligence: Reliable, Safe & Trustworthy.” International Journal of Human–Computer Interaction, March 23, 2020. https://doi.org/10.1080/10447318.2020.1741118.
[5] Si vedano i diversi casi di incidenti causati da auto a guida autonoma citati in precedenza: https://www.theguardian.com/technology/2024/apr/26/tesla-autopilot-fatal-crash
[6] Esposito, Andrea, Giuseppe Desolda, and Rosa Lanzilotti. “The Fine Line between Automation and Augmentation in Website Usability Evaluation.” Scientific Reports 14, no. 1 (May 2, 2024): 10129. https://doi.org/10.1038/s41598-024-59616-0.
Il progetto descritto in questo articolo ha ricevuto il cofinanziamento PNRR Next Generation EU (PE0000013 – “Future Artificial Intelligence Research – FAIR” – CUP: H97G22000210007) – WP6.1 Design of Symbiotic AI systems.

