Giovedì 3 settembre OpenAI ha rilasciato GPT-6 Astra, il modello che nelle ultime settimane aveva alimentato attese superiori a un normale aggiornamento di ChatGPT. Nelle valutazioni interne, Astra aveva raggiunto il livello “Critical” del Preparedness Framework (il sistema con cui l’azienda misura i rischi dei propri modelli), soprattutto per le capacità informatiche offensive.
OpenAI ha quindi rafforzato le protezioni e limitato alcune funzioni della versione commerciale. Il modello è stato inoltre sottoposto a valutazioni da parte del governo statunitense, nell’ambito dei test anticipati previsti per i sistemi di IA più avanzata. La distribuzione sarà graduale; Astra arriva prima al gruppo selezionato di organizzazioni aderenti al programma Daybreak, poi agli abbonati ai piani Plus, Pro, Business ed Enterprise e infine all’API. Le funzioni cyber più delicate restano invece accessibili solo a utenti verificati.
OpenAI presenta il modello come “lo stato dell’arte nell’uso del computer, nella navigazione web, nello sviluppo software, nella cybersicurezza, nella scienza e nel lavoro professionale”. Nei benchmark pubblicati, Astra si avvicina alla saturazione su FrontierMath (98%), ottiene il 100% su ExploitBench (test sullo sfruttamento di vulnerabilità informatiche) e il 99,9% su ARC-AGI-3, che misura la capacità di generalizzare su problemi nuovi. ARC Prize, che sviluppa quest’ultimo test, segnala però che con una configurazione standard il punteggio scende al 63% e che il risultato pieno si ottiene solo con l’infrastruttura ottimizzata da OpenAI.
Il presidente Greg Brockman ha parlato di inizio dell'”era dell’AGI” (intelligenza artificiale generale), obiettivo dichiarato di OpenAI dalla fondazione nel 2015. La definizione del termine resta però tutt’altro che univoca, anche nelle parole dell’azienda stessa.
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