TechCrunch approfondisce il contenuto del post pubblicato lo scorso sabato da Dario Amodei, che oltre a invocare un rallentamento dello sviluppo dei modelli di IA, delinea tre strategie per realizzarlo.
Il primo punto, a cui Anthropic si impegna unilateralmente, prevede l’ingresso in azienda di valutatori esterni indipendenti, come l’organizzazione METR, con accesso interno comparabile a quello dei team di risk assessment, per verificare il rispetto degli impegni di sicurezza e gli incidenti.
Amodei propone poi alle aziende AI dei paesi democratici un coordinamento su standard di sicurezza comuni e limiti condivisi al ritmo di sviluppo. Secondo lui, quest’operazione che richiede una mediazione del governo USA per evitare problemi di antitrust, ovvero di violazione delle norme sulla concorrenza.
Il CEO di Anthropic affronta anche una delle principali obiezioni al rallentamento, cioè il rischio di favorire la Cina. A suo avviso, restrizioni all’esportazione di chip avanzati e macchinari per semiconduttori, insieme a misure contro la distillazione dei modelli, potrebbero rallentare Pechino abbastanza da ampliare il vantaggio statunitense nei prossimi 3-5 anni. Il testo suggerisce infine in un’apertura, seppur cauta, al dialogo e “cooperazione globale” tra paesi alleati e governi autoritari su usi specifici considerati pericolosi come le armi biologiche.
TechCrunch evidenzia anche che diversi critici del settore guardano con scetticismo agli allarmi sull’IA, ritenendoli una distrazione dai danni già concreti della tecnologia. Tra questi, il giornalista Brian Merchant osserva che manca ancora una ricostruzione credibile del percorso attraverso cui l’IA potrebbe trasformarsi in una minaccia esistenziale e ha definito proposte come questa un possibile strumento di cattura regolatoria a vantaggio delle aziende leader del settore.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (22/02/2025).

