A fine ottobre Elon Musk aveva invitato gli utenti di X a condividere radiografie e altri esami per allenare Grok, la sua intelligenza artificiale. La richiesta sta sollevando un intenso dibattito sulla privacy, poichè non è chiaro in che modo la piattaforma di Musk userà realmente i dati raccolti.
La policy di X prevede la condivisione dei dati degli utenti con “società collegate”. Dichiara anche che l’azienda non intende raccogliere informazioni sensibili, che per definizione comprenderebbero anche quelle di tipo sanitario. Il rischio è che i dati vengano usati contro gli utenti, ad esempio finendo nelle mani di compagnie assicurative e determinando aumenti di polizza o discriminazioni. Oppure potrebbero condurre a diagnosi di cui nemmeno l’utente è cosciente, ma che potrebbero essere incluse nella trama di informazioni utilizzate per la profilazione a fini commerciali o pubblicitari.
La richiesta di Musk suona critica anche perchè spinge gli utenti verso un uso che non andrebbe caldeggiato. Per quanto le IA dimostrino notevoli abilità nella diagnosi, commettono errori e sono soggette ad allucinazioni, per cui non andrebbero mai utilizzate in autonomia. In caso di errore diagnostico da parte del chatbot, gli utenti potrebbero essere spinti a svolgere esami inutili o a tralasciare accertamenti salva-vita.
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