I programmatori si sono talmente abituati all’intelligenza artificiale da non riuscire più a farne a meno — nemmeno per un singolo esperimento scientifico. È quanto emerge da una ricerca del laboratorio METR, che nel febbraio 2026 ha tentato di ripetere uno studio sulla produttività degli sviluppatori, scoprendo che la maggior parte di loro si rifiuta di lavorare senza assistenti IA. Un dato che dice molto su quanto questi strumenti si siano radicati nelle abitudini quotidiane di chi scrive codice.
Il paradosso, però, è che l’IA non rende necessariamente i programmatori più bravi né più efficienti. Lo stesso METR aveva già dimostrato nel 2025 che, pur generando codice più velocemente, l’IA rallenta il lavoro complessivo: il tempo guadagnato viene mangiato dalla correzione degli errori e dalla supervisione continua del modello. Un sondaggio pubblicato a maggio, inoltre, conferma il problema: gli sviluppatori si percepiscono due volte più produttivi, ma i dati raccontano un’altra storia.
Amazon ha chiuso la sua classifica interna di tracciamento dei token dopo che i dipendenti la manipolavano a proprio vantaggio. Uber ha bruciato l’intero budget IA 2026 in quattro mesi senza registrare aumenti misurabili di produttività. E una ricerca della Singapore Management University avverte che il codice generato dall’IA introduce costi di manutenzione a lungo termine. La soluzione, dunque, consiste nel trattare l’IA come un junior developer, ossia come un aiuto utile, ma da supervisionare con attenzione.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (30/05/2026).

