Chi avrebbe immaginato solo pochi anni fa che l’intelligenza artificiale (IA) potesse diventare un alleato nella creatività umana? Eppure, queste tecnologie stanno cambiando le regole del gioco, influenzando non solo la quotidianità, ma anche l’arte e la cultura.
In questo contesto si inserisce “Prompting Heritage”: un progetto guidato dalla professoressa Gabriella Taddeo dell’Università di Torino, che indaga come l’IA possa trasformare il rapporto tra giovani e patrimonio culturale, ripensando musei e opere d’arte come spazi di auto-riflessività, indagine sociale e co-creazione.
L’IA come Partner Creativo: Un Cammino con diversi approcci
Il modo in cui cambia la creatività umana, con l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale, ha iniziato a destare un certo interesse nella comunità scientifica. Diversi autori stanno riflettendo sul modo in cui questo tipo di strumenti possono influenzare, modificare e in alcuni casi potenziare le forme di riflessività e creatività umana (Mazzone & Elgammal 2019; Miller 2019; Runco 2023; Wingström et al. 2024). L’utile contributo di Manovich e Arielli (2024), in questo senso, offre una riflessione sulle diverse forme di collaborazione uomo-IA nei processi creativi, strutturando l’interazione uomo-IA in 6 possibili approcci, non mutuamente esclusivi ma integrabili l’un l’altro:
Al livello più basso di autonomia (Livello 0: Nessuna IA) troviamo strumenti puramente manuali, come martelli o forbici, o, in un contesto artistico, strumenti analogici come matite e pennelli o software di base per il fotoritocco. A questo livello tutto dipende dall’essere umano.
Fig. 1. Un esempio di output del laboratorio “Mondi Lontani. Dall’immaginazione umana all’IA” realizzato in collaborazione con 70 ragazzi e ragazze torinesi. Sulla sinistra, immagine originale di Yambo, tratta dalla collezione del Mufant. L’immagine raffigura l’incontro fra due signore, umana e aliena. A destra l’elaborazione realizzata da una partecipante diciassettenne al workshop, che ha voluto salvaguardare gli aspetti visuali di incontro ed empatia presenti nell’immagine originaria ma ha sostituito la donna umana con una IA antropomorfa.

Al Livello 1 (IA come Strumento), compaiono sistemi che automatizzano compiti secondari, mantenendo il pieno controllo umano, come i termostati o i correttori grammaticali. Nell’arte, questo include strumenti per migliorare immagini o trasferire stili. Questi strumenti supportano la creatività senza creare contenuti originali autonomi. Ad esempio, i telefoni moderni regolano automaticamente esposizione e bilanciamento dei colori, ma l’artista conserva il controllo sulla visione creativa.
Al Livello 2 (IA come Consigliere), l’IA gioca un ruolo significativo su richiesta umana, ad esempio con strumenti per la composizione musicale che arricchiscono la creatività. Sistemi di machine learning possono ottimizzare composizioni basandosi sulle emozioni umane.
Al Livello 3 (IA come Collaboratore), l’interazione diventa più equilibrata, con obiettivi condivisi. L’IA propone idee creative (ad esempio, immagini generate da sistemi come DALL-E), mentre l’artista fornisce feedback e guida. L’IA è un partner creativo, ma il controllo finale resta umano.
Al Livello 4 (IA come Esperto), l’IA assume un ruolo predominante, realizzando opere basate su indicazioni generali dell’umano, che diventa più un direttore artistico o curatore.
Infine, il Livello 5 (IA come Agente) è ipotetico: un’IA pienamente autonoma capace di creare e criticare opere artistiche in modo indipendente, senza implicare “volontà” o “coscienza”, ma solo capacità di stabilire e realizzare obiettivi in autonomia
Come quindi si può dedurre da questa scala di interazione, diversi possono essere i livelli ma anche le forme e le qualità del rapporto creativo con l’IA.
Il Progetto “Prompting Heritage”: Creare, Rielaborare, Innovare
Il progetto “Prompting Heritage” condotto in collaborazione con il Museo Mufant (Museo del Fantastico e della Fantascienza) di Torino, si è rivelato un laboratorio straordinario di creatività applicata, coinvolgendo più di 70 giovani tra gli 11 e i 24 anni in una serie di workshop partecipativi. Uno dei protagonisti di questi workshop è stato Yambo, un pioniere della proto-fantascienza italiana. Le immagini originali di Yambo, caratterizzate da un immaginario visionario e ricco di dettagli fantastici e attualmente oggetto di una mostra dedicata nel Museo, sono state il punto di partenza per un processo creativo basato sull’interazione uomo-IA.
A partire dall’immaginario del futuro, dell’ “altro”, dell’ “altrove” proposto da questo autore dei primi del Novecento, i giovani partecipanti sono stati invitati a focalizzare la loro visione del futuro, usando l’IA, in particolare tool text-to-image come Stable Diffusion e Midjourney, per rielaborare le immagini originali dell’autore secondo il loro gusto ma anche per costruire immaginari totalmente nuovi.
Fig. 2 Molti ragazzi hanno scelto di lavorare sulle immagini più cupe di Yambo, e di accentuare, rispetto all’autore, una visione più tragica e angosciante del futuro. Come in questa rielaborazione sulla destra: gli scheletri sono abbinati a fucili che rappresentano la guerra e l’oscurità è sostituita da un cielo apocalitticamente inquinato. Il lavoro di elaborazione visiva con l’IA è stato sperimentato nel progetto come tecnica di elicitazione ed esplorazione sociologica dell’immaginario dei giovani.

Sul piano scientifico, il lavoro si è basato su un protocollo originale di “AI ethnography” che ha incrociato diversi parametri: partendo dal framework di Brenda Laurel (1993) per l’analisi dell’interattività negli ambienti digitali, sono stati registrati la frequenza, variabilità e impatto delle variazioni proposte da ciascun utente nel proprio percorso creativo, in modo da stabilire il livello di autonomia, autorialità ma anche interdipendenza generativa fra umani e algoritmi.
I risultati mostrano che il livello di creatività all’interno di questi ambienti è fortemente influenzato da diversi fattori, tra cui le possibilità e i vincoli delle diverse interfacce di IA, il tipo di modello utilizzato, la competenza linguistica nella formulazione dei suggerimenti, ma anche il grado di posizionamento più o meno woke nelle azioni pre e post-curatoriali degli utenti.
Il percorso “Prompting Heritage” ha mostrato come l’uso dell’IA possa rappresentare una forma di educazione informale, stimolando il pensiero critico e la capacità creativa. La riflessione iterativa tra immagine e testo ha infatti aiutato i giovani partecipanti a sviluppare nuove abilità comunicative e creative. Ad esempio, molti hanno affinato le loro competenze linguistiche formulando prompt sempre più precisi, mentre altri hanno sperimentato approcci visivi innovativi che hanno ispirato discussioni sul design e sull’estetica contemporanea. Altri, infine, hanno usato questo percorso di lavoro a cavallo fra pensiero visivo, testuale e “algoritmico” come un’occasione per esplorare e approfondire alcuni propri punti di vista sociali, ma anche emotivi sul futuro.
Una Nuova Era per i Musei
Un altro punto di forza di “Prompting Heritage” è la sua trasferibilità. Il team, inserito nel progetto PNNR Changes dell’Ateneo, sta lavorando a un’applicazione open-source per consentire ad altri musei di replicare il modello. Si tratterà di una piattaforma per la collaborazione creativa tra visitatori, curatori e IA, con linee guida e template per ogni fase del processo. Consentirà a musei di tutto il mondo di reinterpretare le loro collezioni, coinvolgendo comunità locali e globali in un dialogo continuo.
Verso il Futuro
In un’epoca in cui l’innovazione tecnologica spesso spaventa, “Prompting Heritage” ci ricorda che l’IA può diventare un alleato nella nostra continua ricerca di significato e bellezza. Questo tipo di esperienze mostra che l’IA può essere sperimentata come una nuova “interfaccia del pensiero” utile a esplorare nuove forme di riflessività, costruire ponti tra generazioni e, anche, immaginare futuri alternativi.
L’immagine di copertina è generata tramite DALL-E
Riferimenti
Manovich, L., & Arielli, E. (2024). Artificial aesthetics. https://manovich.net/index.php/projects/artificial-aesthetics
Mazzone, M., & Elgammal, A. (2019). Art, Creativity, and the Potential of Artificial Intelligence. Arts, 8(1), 26. https://doi.org/10.3390/arts8010026
Laurel, B. 2013. Computers as Theatre. Addison-Wesley Professional (ed. Orig. 1993).
Miller, A. I. (2019). The artist in the machine: The world of AI-powered creativity. Mit Press.
Runco, M. A. (2023). AI can only produce artificial creativity. Journal of Creativity, 33(3), 100063.
Wingström, R., Hautala, J., & Lundman, R. (2024). Redefining creativity in the era of AI? Perspectives of computer scientists and new media artists. Creativity Research Journal, 36(2), 177-193.

