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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Psicopolitica dell’IA. Prima parte: Feticismo

IA-Quarto-Stato

Pubblichiamo la prima parte della traduzione dell’articolo “Psychopolitics of AI: From Fetishism to Brutalism” di Ron Salaj, apparso su Sublation Media il 15 agosto 2024. Le parti successive seguiranno prossimamente.

Nel suo libro The Sublime Object of Ideology, il filosofo Slavoj Žižek svela due modalità distinte e apparentemente incompatibili di feticismo: il feticismo della merce, che si manifesta nelle società capitaliste, e un feticismo delle “relazioni tra uomini”, caratteristico delle società precapitaliste [1]. L’analisi di Žižek può essere ampliata per includere una terza modalità di feticismo, la più recente, ovvero il feticismo dell’IA. Possiamo collocare il feticismo dell’IA come sintomo ultimo della Società della Prestazione, che, secondo il filosofo Byung-Chul Han, è “una società di palestre, torri per uffici, banche, aeroporti, centri commerciali e laboratori genetici” [2].

Ovunque, in ogni momento, tutto in una volta — la società della prestazione si è trovata in piena turbolenza tecnologica. Una turbolenza che provoca nausea per alcuni ed esoterismo per altri. L’IA è dappertutto: dai dispositivi domestici intelligenti ai sistemi di raccomandazione di contenuti basati su algoritmi; dalle misure di sicurezza biometrica alle piattaforme di shopping online; dalla finanza, sanità, governance pubblica e salute mentale. (E persino nell’amore).

L’IA è una tecnologia libidinale. Ha mobilitato tutte le energie — emozioni, desideri, passioni, affetti — della classe dirigente, dei media mainstream, delle istituzioni internazionali e dei governi. (E anche dell’eugenetica). Come tecnologia libidinale, ci viene detto, l’IA risolverà alcuni dei problemi più urgenti del mondo, creerà nuove invenzioni per l’umanità e accelererà l’economia, la produttività e il benessere. Ha dissolto alcuni dei problemi più duri e complessi del mondo, fondendosi in una tecnologia del desiderio libidinale. Indicativamente, l’IA produce uno sguardo tecnologico, trasformando i soggetti umani in punti di dati e predizioni algoritmiche, spogliando la complessità delle esperienze e soggettività umane e riducendo gli individui a semplici oggetti all’interno di un quadro tecnologico.

L’IA è un regime di perversione. Per Lacan, ciò che definisce un perverso non sono solo le sue azioni, ma la sua occupazione di una particolare posizione strutturale in relazione all’Altro. La relazione delle classi dirigenti e aziendali con l’IA è perversa. Nonostante i rischi, i danni e le comprovate conseguenze negative, l’IA continua ad essere promossa come inevitabile. La narrazione dell’inevitabilità fa parte del “meccanismo del diniego” — una reazione alla castrazione (riconosciuta e allo stesso tempo ignorata). Un esempio è un tweet del Commissario Europeo Thierry Breton che, celebrando l’approvazione dell’AI Act dell’UE, ha scritto: “Stiamo regolando il minimo indispensabile — ma quanto necessario!”. Non è forse questo tweet l’incarnazione del meccanismo del diniego? In altre parole, vogliamo regolare l’IA quanto necessario (così da “castrarla”), ma il meno possibile (e quindi il “diniego” come reazione alla castrazione).

L’IA rappresenta un feticismo tecnologico. Analogamente a come un feticcio serve da sostituto per il fallo materno, secondo la percezione del ragazzo dei genitali femminili, come descritto da Freud [3], oggi l’IA funge da sostituto — sotto forma di soluzione tecnologica — per problemi che sono strutturalmente politici. Le reti neurali artificiali (ANN), uno degli aspetti più dinamici dell’IA che alimenta molti dei sistemi di IA attuali, sono prive di utilità senza il lavoro umano. Esse rimangono uno strato infinito di nodi interconnessi, o “neuroni”, che trasportano pesi vuoti alla ricerca di uno scopo. È attraverso il lavoro umano — talvolta offerto gratuitamente, talvolta sfruttato nelle periferie del capitale, o semplicemente catturato/rubato dalle aziende tecnologiche private — che comporta la produzione di dati e conoscenza, l’etichettatura, l’annotazione, l’addestramento e la pulizia, che le reti neurali artificiali (ANN) acquisiscono il loro valore d’uso. Durante il processo di addestramento, mentre la rete apprende dai dati, i pesi dei neuroni si regolano, trasformando la rete in uno strumento di uso materiale. I signori della Silicon Valley hanno finalmente trovato il loro feticcio, che vogliono vendere a tutti come un potere magico e soprannaturale. L’IA — e in particolare la competizione per costruire un’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), un’intelligenza transumana — è diventata il giocattolo feticcio ultra-costoso e il rituale perseguito dalle persone più ricche del mondo. Questo è dimostrato dai recenti rapporti che affermano che il capo scienziato di OpenAI, Ilya Sutskever, si è affermato come una sorta di “leader spirituale” esoterico che incita gli sforzi dell’azienda per realizzare l’AGI, cantando collettivamente “Sentite l’AGI! Sentite l’AGI!”. Mentre la nuova setta dell’IA nella Silicon Valley raccoglie i frutti del proprio feticismo, questo feticismo tecnologico è stato costruito su furto e sfruttamento.

Note

  1. Žižek S., 1989. The Sublime Object of Ideology. Verso Books 
  2. Han B., 2015. The Burnout Society. Stanford Press 
  3. Freud S., 1927. Miscellaneous Papers, 1888-1938, Vol 5 of Collected Papers (London: Hogarth and Institute of Psycho-Analysis, 1924-1950), 198-204. 

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