I licenziamenti di massa nelle grandi aziende tech sono ormai una tradizione. Quello che cambia, anno dopo anno, è la giustificazione. Prima si parlava di efficienza, di eccesso di assunzioni, di troppi livelli manageriali. Oggi la parola d’ordine è una sola: intelligenza artificiale.
Difatti, Google, Amazon, Meta, ma anche realtà più piccole come Pinterest e Atlassian hanno annunciato tagli al personale attribuendoli all’IA, che consentirebbe di fare di più con meno. Zuckerberg ha aperto le danze a gennaio, definendo il 2026 «l’anno in cui l’IA cambierà radicalmente il modo di lavorare». Da allora Meta ha licenziato centinaia di dipendenti e ha bloccato le assunzioni in molti settori. Ancora più esplicito Jack Dorsey di Block, che ha annunciato il taglio di quasi metà della forza lavoro: «Un team molto più piccolo, con gli strumenti giusti, può fare di più e farlo meglio». Parole che molti hanno accolto con scetticismo, visto che Dorsey aveva già condotto due round di licenziamenti senza mai citare l’IA.
La verità, secondo l’investitore Terrence Rohan, è duplice: l’IA offre una narrativa più nobile dei tagli ai costi, ma qualcosa di reale c’è — alcune aziende producono già il 25-75% del codice con strumenti di IA. C’è poi un secondo motivo, ed è quello finanziario: Amazon, Meta, Google e Microsoft investiranno 650 miliardi di dollari in IA e per giustificare quella spesa agli azionisti, tagliare il personale — la voce di costo principale — diventa una dimostrazione di disciplina.
Leggi l’articolo completo Tech CEOs suddenly love blaming AI for mass job cuts. Why? su BBC.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/02/2025).

