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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Robot umanoidi e lavoro invisibile: il caso delle fabbriche indiane

Operaia indiana con una telecamera in fronte

Lalita ha trentadue anni e lavora in una fabbrica di abbigliamento alla periferia di Delhi. Un giorno, la direzione le ha chiesto di indossare una piccola telecamera frontale prima di iniziare il turno. Nessuno ha spiegato perché. All’inizio le operaie ci hanno riso su: sembravano personaggi di un film di fantascienza. Poi l’atmosfera è cambiata. Sapere di essere riprese ha reso tutte più silenziose, più attente, più sole.

Quello che Lalita non sapeva è che i suoi movimenti — le mani sul tessuto, la velocità delle dita, la precisione sulle cuciture — stavano diventando dati preziosi per addestrare robot umanoidi. Si chiamano dati egocentici: registrazioni in prima persona del lavoro fisico umano, indispensabili per insegnare alle macchine a muoversi nel mondo reale. Un mercato enorme, dominato da aziende come EgoLab, che lavora per Tesla, e da una costellazione di startup indiane specializzate nella raccolta e annotazione di questi filmati. Il motivo per cui tutto questo avviene in India è semplice: il costo. Raccogliere dati negli Stati Uniti costa sei volte di più.

Per questo motivo, le fabbriche firmano accordi con le aziende tech, ma i compensi non arrivano alle lavoratrici. A Lalita, a volte, danno una bibita. Il consenso viene ottenuto tramite i manager, non direttamente e chi si rifiuta rischia il posto.

Leggi l’articolo completo ‘Who is going to pay us when we’re replaced by robots?’ The Indian factory workers told to film themselves for AI su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (25/06/2026).

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