La ricerca sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro ha un punto cieco enorme. Gli studi più citati, incluso un paper pubblicato da Anthropic a inizio marzo, mappano le capacità dei modelli linguistici sulle categorie occupazionali esistenti, prevedendo quali mansioni potrebbero essere automatizzate. Un metodo con una sua logica che esclude però sistematicamente due degli utilizzi più diffusi e devastanti dell’IA oggi: la pornografia generativa e lo spam su scala industriale, il cosiddetto “AI slop”.
Il paper di Anthropic introduce una metrica chiamata “observed exposure”, costruita in due strati. Il primo quantifica la capacità teorica di Claude di svolgere determinati compiti; il secondo incrocia quella stima con i log reali di utilizzo della piattaforma, ricavati dall’Anthropic Economic Index pubblicato a gennaio. L’indice pesa di più gli usi automatizzati, quelli in cui il modello sostituisce un lavoratore, rispetto agli usi aumentativi, in cui l’IA affianca senza rimpiazzare. I dati provengono solo da Claude, e i casi censiti restano dentro un perimetro ristretto. Fuori rimangono gli usi che dominano il traffico generativo reale come i siti di pornografia IA tra i più visitati dell’ecosistema, bot che saturano i social e scalano le classifiche di Google, sottraendo reddito a creatori, giornalisti, scrittori. Alcune testate hanno già chiuso per il crollo del traffico organico.
Quel che manca, ad Anthropic come ai paper del National Bureau of Economic Research e di Brookings, è la dimensione sistemica. Non è necessario solo capire in teoria quante posizione lavorative potranno essere sostituite dall’IA, ma cosa sta già accadendo all’infrastruttura digitale e al mondo del lavoro su cui milioni di persone costruiscono il proprio reddito.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/02/2025).

