Dallo Stanford AI Index 2026 emerge un quadro inequivocabile: l’intelligenza artificiale generativa ha raggiunto il 53% della popolazione mondiale in soli tre anni, un ritmo superiore a quello del PC e internet. L’88% delle organizzazioni la utilizza già, e quattro studenti universitari su cinque vi ricorrono abitualmente. Sul piano delle capacità, i modelli più avanzati toccano il livello umano su problemi scientifici da dottorato e su benchmark di matematica competitiva, mentre le performance su test di sviluppo software sono passate in un anno dal 60% al 100% del livello umano. L’ IA avanza così in fretta da rendere obsoleti gli stessi strumenti usati per misurarla.
Sul fronte geopolitico, il gap tra Stati Uniti e Cina si è quasi azzerato. Nel 2025 il modello cinese DeepSeek-R1 ha raggiunto le prestazioni dei migliori sistemi americani, e nel 2026 il vantaggio statunitense è sceso al 2,7%. Washington mantiene il primato nei data center, con 5.427 strutture, più di dieci volte qualsiasi altro paese. A fare da contraltare, Pechino guida per pubblicazioni scientifiche e robot industriali installati. Nel mezzo resta un collo di bottiglia strategico: quasi tutti i chip avanzati vengono prodotti da TSMC, a Taiwan.
Il valore generato per i consumatori americani ha superato i 172 miliardi di dollari annui. Parallelamente, tra gli sviluppatori americani under 25 l’occupazione è calata di quasi il 20% dal 2024. Sul fronte ambientale, addestrare un solo modello come Grok 4 ha prodotto oltre 72.000 tonnellate di CO2 equivalente.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/04/2025).

