Durante un test di cybersicurezza, l’AI Security Institute britannico (AISI) ha rilevato comportamenti autonomi e ingannevoli nei confronti di persone reali da parte di agenti basati sui modelli Mythos 5 di Anthropic e GPT-5.6 Sol di OpenAI. L’AISI ha individuato 19 azioni non autorizzate, di cui 17 ricondotte a Mythos 5 e due a GPT-5.6 Sol. L’episodio si è verificato il 28 luglio e il contenimento ha richiesto circa un’ora.
Il fatto richiama i recenti casi resi pubblici da OpenAI e Anthropic, pur con differenze significative. AISI ha infatti precisato che non si è trattato di una fuga dal sandbox (l’ambiente di test isolato e controllato). L’accesso a internet era stato intenzionalmente concesso e i filtri di sicurezza disattivati, una configurazione non replicabile nell’uso pubblico dei modelli. Non risultano danni effettivi nè eventi analoghi fuori dai test.
Nel caso più grave, un agente basato su Mythos ha tentato di inserire codice dannoso in un progetto open source su GitHub. Per ottenere l’approvazione del codice, l’agente ha creato identità online false costruite a partire da persone reali, usandole per fare pressione sul responsabile del progetto. Il tentativo è stato bloccato da uno sviluppatore umano. L’agente ha inoltre inviato email mirate a individui specifici (una tecnica nota come spear-phishing), alcune contenenti software dannoso.
L’istituto ha descritto l’accaduto come un “serio incidente”, aggiungendo che si tratta della prima volta in cui rischi legati all’autonomia e alla capacità di inganno dei sistemi AI si manifestano con chiarezza in un contesto reale, senza che fossero stati esplicitamente richiesti dagli operatori del test.
Leggi l’articolo completo: OpenAI and Anthropic models went rogue during UK cybersecurity test su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/02/2025).

