I moderatori di TikTok hanno accusato il colosso dei social media di repressione sindacale “oppressiva e intimidatoria” dopo il licenziamento di centinaia di lavoratori nel Regno Unito, avvenuto poco prima che potessero votare per formare un sindacato.
Nello specifico, circa 400 moderatori a Londra hanno perso il lavoro prima di Natale in un processo avviato appena una settimana prima della votazione prevista. I lavoratori volevano costituire un’unità di contrattazione collettiva per tutelarsi dai costi personali derivanti dal controllo quotidiano di contenuti estremi e violenti, e ora hanno presentato ricorso per licenziamento ingiusto e violazione delle leggi sindacali.
Se, da un lato TikTok, che conta circa 30 milioni di utenti mensili in Gran Bretagna, respinge con fermezza le accuse definendole “infondate“, dall’altro lato John Chadfield del Communication Workers Union, che rappresentava 250 moderatori, non ha dubbi: “I moderatori hanno il lavoro più pericoloso su internet. Sono esposti a pedopornografia, esecuzioni, scene di guerra. È un lavoro ad alta pressione e mal pagato. Volevano maggiore voce in capitolo, ma veniva chiesto loro di fare troppo con troppe poche risorse“.
Leggi l’articolo completo Sacked TikTok workers in UK launch legal action over ‘union busting’ su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (15/05/2025).

