A partire dalla tradizionale rassegna annuale delle Ten Breakthrough Technologies, MIT Technology Review ha dedicato un breve approfondimento alle tre innovazioni biotecnologiche che secondo la testata sono destinate a segnare il 2026.
La prima è l’editing genetico neonatale. Il caso di KJ Muldoon, neonato affetto da una rara malattia genetica e trattato con una terapia di editing personalizzata per correggere le mutazioni responsabili della sua condizione, rappresenta un esempio pionieristico di medicina di precisione. L’obiettivo è estendere questo approccio ad altri disturbi rari, con percorsi regolatori più rapidi per terapie personalizzate, oggi ancora costosissime. Secondo la testata, le autorità regolatorie statunitensi appaiono favorevoli e hanno indicato un possibile iter di approvazione.
Sul fronte della resurrezione genetica e quello più visionario della de-estinzione, Colossal Biosciences ha annunciato la creazione di tre “lupi terribili” attraverso 20 modifiche genetiche applicate a lupi grigi, basandosi su analisi di DNA fossile. Sebbene la definizione biologica di questi “ibridi” sia oggetto di dibattito, la tecnologia di analisi e clonazione sottostante offre strumenti preziosi per la ricerca evolutiva e la conservazione delle specie.
Infine, lo screening embrionale. Se finora la fecondazione in vitro ha previsto la selezione di embrioni sulla base della vitalità e l’esclusione di alcune malattie genetiche, oggi aziende come Nucleus offrono ai genitori la possibilità di selezionare embrioni per caratteristiche come altezza, colore degli occhi e persino intelligenza. Questa pratica è aspramente criticata sia per le derive eugenetiche che per la fallacia scientifica di fondo, data l’impossibilità di predeterminare lo sviluppo di un individuo. Tratti così complessi dipendono infatti da migliaia di varianti genetiche e fattori ambientali ancora poco compresi, rendendo il sogno del “bambino perfetto” una frontiera tecnicamente incerta quanto moralmente ed eticamente problematica.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/05/2025).

