Il Washington Post si prepara a tagliare un centinaio di posti di lavoro nella redazione. L’annuncio è arrivato durante una videochiamata del direttore esecutivo Matt Murray, che ha parlato di un riassetto strategico con significativa riduzione del personale. Il quotidiano, di proprietà di Jeff Bezos, è in difficoltà finanziarie da anni e il fondatore di Amazon aveva affidato a Will Lewis il compito di risollevare i conti. La strategia scelta è stata puntare sull’intelligenza artificiale per sviluppare commenti, podcast e aggregare notizie.
I numeri però restano drammatici. Durante una riunione le cui parole sono trapelate, Lewis aveva detto ai giornalisti del Washington Post che il pubblico si è dimezzato negli ultimi anni e che la gente non legge più gli articoli. Il giornale non è redditizio e continua a perdere copie. Poche settimane fa era già arrivato un segnale preoccupante con la cancellazione della copertura delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
I licenziamenti non sono un caso isolato ma rientrano in una strategia delle società controllate da Bezos. Amazon ha avviato la seconda tranche di tagli che a livello globale da ottobre riguarda 30mila persone, un centinaio in Italia. A ottobre c’era già stata una prima ondata con 14mila licenziamenti. Mentre il personale viene ridotto drasticamente, gli investimenti si concentrano sull’intelligenza artificiale.
Leggi l’articolo completo “Washington Post, il giornale del Watergate nella crisi più nera: le cause e le reazioni dei reporter “ su La Stampa.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/12/2025).

