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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

AI tra neutralità tecnologica e neutralità politica

manifestazione con persone e cartello

Ci sono alcune fasi nella storia dell’innovazione digitale nelle quali il principio della neutralità della tecnologia è stato messo in discussione. Se si assume, almeno come considerazione di fondo, che la tecnologia cessa di essere neutrale nel momento in cui da fattore abilitante di un processo decisionale, arriva essa stessa a determinare o ad assumere decisioni, allora si può dire che oggi siamo vicini a questa condizione. In altre parole, quando lo sviluppo tecnologico è tale da rendere marginale o superfluo l’intervento umano nella determinazione di una scelta rilevante, allora quella tecnologia non può più dirsi indipendente e diventa un tema con una valenza anche politica.

Non è facile indicare, con criteri rigorosamente oggettivi, quante siano le situazioni nella storia del digitale nelle quali i temi dell’innovazione hanno assunto una valenza politica sul piano sociale ed economico. Nel senso, appunto, di una perdita di neutralità. Con qualche forzatura e semplificazione ne identifichiamo due che corrispondono a due tecnologie in una fase speciale della loro evoluzione e del loro rapporto con la società: la Blockchain e l’Intelligenza Artificiale.

Blockchain e Intelligenza Artificiale

Abbiamo vissuto qualche anno fa una stagione della Blockchain nella quale non pochi modelli organizzativi avevano scelto di basare una quota importante del loro processo decisionale sulle logiche della decentralizzazione. In ragione delle caratteristiche di un ambiente che aveva superato il concetto stesso di tecnologia per diventare a tutti gli effetti un paradigma, la scelta della Blockchain aveva assunto un respiro politico. Quel paradigma esprimeva ed esprime il valore di una nuova forma di indipendenza, dove la “libertà” dall’esercizio del potere decisionale centralizzato erano affidate al “meccanismo del consenso” e alla decentralizzazione che, proprio per queste caratteristiche, avevamo permesso alla Blockchain di guadagnarsi anche l’impegnativo appellativo di “macchina della verità” o di “trust machine”.

I “registri distribuiti”, alternativi ai modelli tradizionali, in cui ”autorità” e controllo sono esercitati da un centro, unitamente agli automatismi abilitati dagli smart contract avevano iniziato ad accendere un confronto sul concetto di “Code is Law”. Passaggi che avevano assunto, anche se in modo molto timido, una rilevanza politica. Oggi sono rimasti in pochi a utilizzare l’espressione “Il codice è legge”, ma non si può certo dire che il tema sia stato superato. Il principio di fondo che viene posto con le questioni che stanno accompagnando il dibattito intorno all’AlgorEtica” non sono, nella sostanza, dissimili da quelle che hanno preso forma nel momento in cui sono arrivati i “contratti intelligenti”.

Foto di Christina @ wocintechchat.com su Unsplash

L’intreccio tra innovazione e società che si sta vivendo con l’Intelligenza Artificiale Generativa rappresenta un altro tema che sta entrando di diritto nella sfera politica. Non solo perché la politica, nell’accezione in questo caso delle istituzioni e dei governi, avverte il rischio palpabile di “un qualcosa che sta sfuggendo di mano” e proprio per questo ci si deve interrogare e si deve cercare di recuperare il terreno perduto.

L’AI da Bletchley Park a Trento

In questo scenario si collocano iniziative significative come l’AI Safety Summit organizzato dal Primo Ministro britannico nella forma di una grande conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale a Bletchley Park nel Regno Unito nel novembre 2023. Un vertice, quello voluto da Rishi Sunak nel quale sono stati discussi i rischi e le potenzialità dell’intelligenza artificiale con la presenza di politici, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e lo stesso Sunak, unitamente a imprenditori come Sam Altman di ChatGpt e Elon Musk che proprio in quella sede “politica” ha voluto enfatizzare i potenziali rischi dell’AI.

La scelta di inaugurare la presidenza italiana dei G7 con un vertice espressamente dedicato all’Intelligenza Artificiale che si è tenuto a Trento nel marzo di quest’anno è un altro segnale che va in questa stessa direzione. È indiscutibilmente un fatto politico aprire un’agenda che coinvolge le sette maggiori potenze economiche su tre aree tematiche come l’applicazione dell’AI e delle tecnologie emergenti al tessuto industriale; la Sicurezza e resilienza delle catene di approvvigionamento e delle reti e lo Sviluppo digitale sostenibile e inclusivo a livello globale.

Quel “qualcosa che rischia di sfuggire di mano”, che va al di là della dimensione tecnologica ed economica, è rappresentato dal ridisegno dei processi decisionali che stanno accompagnando la diffusione dell’Intelligenza artificiale nel suo complesso e della GenAI in modo ancora più particolare. Quando nelle sale di Bletchley Park un audace e istrionico Elon Musk discute con Rishi Sunak e arriva a dire dell’AI che “Stiamo di fronte alla forza più distruttiva della storia… arriverà un punto in cui non sarà più necessario lavorare … l’intelligenza artificiale farà tutto” prende forma un tema che è eminentemente politico perché non c’è nulla di più politico che la capacità di controllo umano sui processi decisionali dai quali dipende in modo diretto o indiretto la vita sociale, economica oltre che ovviamente lo sviluppo tecnologico.

Il rischio e la percezione del rischio

La dimensione politica di un fenomeno è, come abbiamo potuto osservare, determinata in buona misura anche dalla visibilità e dalla presenza nel dibattito pubblico. L’Intelligenza Artificiale in assoluto e la Generative AI, in questo periodo, hanno occupato (giustamente) questo spazio. Come sempre accade su tematiche caratterizzate da un rilevante impatto sociale si sono determinate diverse forme di contrapposizione tra chi guarda alle prospettive dell’Intelligenza Artificiale, enfatizzando le opportunità che offre e chi invita e prestare attenzione ai rischi.

Le posizioni del dibattito in corso sono più complesse, ma ai fini di questa analisi si possono semplificare in queste due posizioni che sono, va sottolineato, entrambe assolutamente legittime e sostenute da validissime ragioni.

Foto di ThisisEngineering su Unsplash

Come sempre il lavoro più complesso è nella ricerca di una sintesi, che spesso assume la forma di un compromesso. In questo caso, tuttavia, questa sintesi si annuncia molto più difficile per la crescente confusione tra rischi e percezione dei possibili rischi legati all’AI. Una cosa infatti sono i rischi oggettivi o che possono essere ricondotti a una analisi e a una conoscenza oggettiva e una cosa è la percezione dei possibili rischi. Se sulla prima dimensione è possibile restituire al dibattito sociale e politico delle risposte che questo dibattito potrà considerare più o meno convincenti. Diventa tutto più difficile se l’attenzione privilegia i temi legati alla percezione dei possibili rischi, e ci si allontana da qualsiasi possibile soluzione. La percezione è evidentemente un fatto soggettivo che si amplifica facilmente e che difficilmente si può ricondurre a spiegazioni scientifiche. In tante occasioni si trasforma in diffidenza e scetticismo. Il valore politico è, riguardo a questa dimensione, nella responsabilità di proteggere il dibattito da una prevalenza della “percezione dei possibili rischi legati all’AI”.

Non è comunque la prima volta nella storia che i rischi più pericolosi si presentano in modo tutt’altro che minaccioso. Non tutti sono naturalmente d’accordo con il fondatore di Tesla e Space X, ma una prospettiva di sviluppo nella quale non sarebbe più necessario lavorare può anche apparire in qualche misura seducente, ma rappresenterebbe, se così mai dovesse essere, un ulteriore e ancora più rilevante fatto politico.

Non si può non appellarsi alla ben nota espressione “il lavoro nobilita l’uomo” con la quale si conferisce in modo diretto e chiaro al lavoro una funzione morale che supera di gran lunga la pratica e concreta capacità produttiva. Il lavoro si può sì delegare in una certa misura e in diverse forme all’AI, ma certamente non il suo senso e il suo significato, perché è con il lavoro che si riconosce alle persone la possibilità di elevarsi, sia nella prospettiva sociale ed economica sia in quella morale.

Immagine: Foto di Markus Spiske su Unsplash

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