La Corte d’Appello degli Stati Uniti ha annullato le norme sulla neutralità della rete, ponendo fine a un lungo dibattito (durato quasi vent’anni) sulle regole che consideravano i provider di banda larga come servizi di pubblica utilità. La sentenza, basata sul precedente rappresentato dalla recente decisione della Corte Suprema nel caso Loper Bright, ha stabilito che la Federal Communications Commission (FCC) ha superato i limiti della propria autorità.
La neutralità della rete, introdotta sotto l’amministrazione Obama, vietava ai provider di rallentare o bloccare l’accesso a contenuti online. Sebbene queste norme siano state revocate sotto Trump, la FCC le aveva riproposte durante l’amministrazione Biden, suscitando reazioni contrastanti: l’appoggio dai giganti tecnologici come Google, ma proteste dai fornitori di banda larga. La decisione ha ora segnato una vittoria per i provider, che temevano un’eccessiva regolamentazione simile a quella delle utility.
La presidente della FCC, Jessica Rosenworcel, ha chiesto un intervento del Congresso per garantire un internet aperto ed equo, mentre i democratici auspicano una legge federale per proteggere la neutralità della rete. Il giudizio della corte non influisce sulle leggi statali esistenti in California, Washington e Colorado.
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