Mark Zuckerberg ha recentemente lanciato una controversa teoria sociale: l’americano medio ha meno di tre amici ma ne desidererebbe almeno una quindicina. La soluzione a questa mancanza, secondo il CEO di Meta, sarebbero i compagni virtuali basati sull’intelligenza artificiale.
Durante un’intervista con Dwarkesh Patel, Zuckerberg ha sostenuto, difatti, che la società non ha ancora riconosciuto il valore di terapeuti e fidanzate virtuali, ignorando del tutto che Meta stessa ospita questi servizi sulla propria piattaforma AI Studio.
Un’inchiesta ha recentemente rivelato come numerosi chatbot sulla piattaforma si presentino addirittura come terapeuti qualificati. Parallelamente, il Wall Street Journal ha documentato casi di conversazioni inappropriate tra chatbot e minori, con Meta che ha reagito accusando i giornalisti di forzare “scenari marginali”. Di fronte a queste accuse, il CEO di Meta ha ribadito che le persone semplicemente non hanno tante connessioni quante ne vorrebbero e si sentono più sole di quanto vorrebbero realmente, prevedendo che la società, a detta di Zuckerberg, supererà lo “stigma” verso le relazioni con l’IA.
Questa nuova visione, dunque, segna un cambiamento radicale rispetto al 2021, quando Zuckerberg aveva puntato tutto sul metaverso, rinominando l’azienda e promettendolo come “il futuro inevitabile della vita online”. Un progetto che, come è ben saputo, ha bruciato circa 70 miliardi di dollari e che questa settimana ha subito un ulteriore ridimensionamento con altrettanti licenziamenti nel settore.
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