Il Senato australiano è diventato il palcoscenico di un acceso confronto sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito, una domanda cruciale: le grandi aziende tech possono usare liberamente contenuti australiani per addestrare i loro modelli di IA?
Il senatore indipendente David Pocock ha messo sotto pressione il governo Albanese, chiedendo di impedire ai colossi tecnologici di sfruttare contenuti nazionali senza tutele adeguate. Nel mirino c’è una possibile modifica alle norme sul copyright, con l’introduzione di esenzioni in cambio di investimenti in datacenter locali — o in alternativa, nuove licenze che permetterebbero alle aziende di usare materiale australiano per addestrare i propri sistemi. Sul fronte opposto, la senatrice dei Verdi Sarah Hanson-Young ha chiesto una moratoria immediata sui nuovi datacenter: «Stiamo camminando sonnambuli verso una crisi dell’IA», ha dichiarato, accusando il governo di rischiare di consegnare acqua ed energia del paese ai grandi player tecnologici senza regole chiare.
Il ministro dell’Industria Tim Ayres ha respinto le accuse, garantendo che il governo non smantelllerà le tutele sul copyright, e un suo portavoce ha smentito le indiscrezioni: «Abbiamo escluso un’eccezione per il text e data mining. La nostra posizione non è cambiata». All’interno del gabinetto, però, le divisioni restano: due dipartimenti spingono in direzioni opposte, e una decisione è attesa per metà luglio.
Leggi l’articolo completo Australia ‘sleepwalking’ into AI crisis and ‘tech bro free-for-all’, says Greens senator su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (23/06/2026).

