La Silicon Valley sta cambiando schieramento politico sostenendo sempre di più Donald Trump per proteggere i propri interessi finanziari dalle proposte fiscali di Joe Biden. Il presidente democratico ha proposto una tassa del 25% sui patrimoni superiori a 100 milioni di dollari, spingendo molti miliardari del settore tecnologico a cercare alleanze con i repubblicani.
Tradizionalmente, i venture capitalist collaboravano con i democratici promuovendo il tecno-soluzionismo, ossia l’idea che la tecnologia potesse risolvere problemi sociali laddove la politica aveva fallito. Tuttavia, l’inasprimento della politica fiscale di Biden ha spinto la Silicon Valley a sostenere Trump, rivelando quella che può essere percepita come una forma di fragilità nel loro impegno progressista.
La ricerca di modelli alternativi a quello odierno risale già agli anni ’70, quando alcuni radicali hippy proponevano una “tecnologia ecologica” che servisse i bisogni sociali e non il profitto.
Negli anni ’80, invece, si assiste all’alleanza tra venture capitalist e democratici, che però si basava sull’idea che l’innovazione tecnologica potesse sostenere cause come l’ambientalismo e la giustizia globale. Tuttavia, questa collaborazione ha creato un sistema in cui il finanziamento dell’innovazione è dominato da investimenti privati, spesso a scapito del bene pubblico.
Una gestione pubblica e democratica dei dati e delle innovazioni potrebbe rappresentare un’alternativa più equa ed efficiente al modello attuale dominato dai venture capitalist.
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