Jack Dorsey ha tagliato quasi la metà della forza lavoro di Block (circa 4.000 persone) citando i progressi dell’intelligenza artificiale come giustificazione. “Un team più piccolo, con gli strumenti che stiamo costruendo, può fare di più e farlo meglio”, ha scritto agli azionisti. Ma secondo sette dipendenti ed ex dipendenti, intervistati in anonimato dal Guardian, gli strumenti non sono in grado di operare autonomamente.
Gli intervistati sostengono che gli strumenti interni aiutano a velocizzare alcune attività, ma richiedono ancora indicazioni e revisioni; il 95% del codice generato necessita ad esempio di modifiche e approvazioni umane. Alcuni lavoratori sostengono di essere stati inconsapevolmente arruolati per addestrare i sistemi destinati a sostituirli. La pressione all’adozione dell’AI, monitorata fino all’uso di singoli token e diventata parte della valutazione delle performance interne, ha alimentato frustrazione e “AI fatigue”. Chi è rimasto descrive carichi di lavoro moltiplicati, morale “a zero” e una condizione di permanente “survival mode”. Molti lavoratori ritengono che i tagli siano soprattutto una mossa per rassicurare gli investitori e riposizionare l’azienda dopo le difficoltà legate al mercato delle criptovalute.
Intanto, i dipendenti riferiscono che i chatbot introdotti per il supporto clienti hanno commesso errori gravi, arrivando persino a suggerire la chiusura degli account come soluzione, e generato malcontento tra i clienti, che soprattutto in casi di situazioni complesse mal tollerano i sistemi automatizzati.
Leggi l’articolo completo: Current and former Block workers say AI can’t do their jobs after Jack Dorsey’s mass layoffs: ‘You can’t AI that” su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/08/2025).

