Un recente studio su Trends in Cognitive Sciences lancia l’allarme: i chatbot stanno uniformando il modo in cui gli esseri umani si esprimono e pensano. Secondo il team guidato da Morteza Dehghani professore di psicologia e informatica, l’uso massiccio di modelli linguistici standardizzati minaccia la diversità cognitiva, linfa vitale della creatività.
Zhivar Sourati, ricercatore presso la USC Viterbi, sottolinea come gli stili individuali e le strategie di ragionamento vengano oggi “filtrati” da algoritmi addestrati su dati spesso parziali e sbilanciati verso ideologie occidentali. Il risultato? Una produzione di idee meno originale rispetto al brainstorming umano e una pericolosa spinta al conformismo. La pressione sociale a usare linguaggi predefiniti rischia di erodere la saggezza collettiva, privilegiando logiche lineari a scapito dell’intuizione.
La soluzione esiste e non è necessariamente quella di non utilizzare più i chatbot. Gli esperti chiedono agli sviluppatori di integrare nei training set prospettive globali e linguaggi eterogenei. Bisogna preservare la varietà del pensiero umano ed evitare che gli strumenti artificiali spengano l’intelligenza collettiva e le creatività individuali.
Leggli l’articolo completo “AI may be making us think and write more alike” su USCDornsife.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/03/2025).

