La coscienza delle macchine ha smesso di essere una preoccupazione di nicchia nella Silicon Valley. Anthropic, Google e Meta hanno assunto informatici, neuroscienziati e filosofi per studiare il benessere dei modelli e la possibilità che i chatbot sviluppino forme di emozione. A maggio il cofondatore di Anthropic Chris Olah ha affiancato Papa Leone XIV alla presentazione dell’enciclica vaticana sull’intelligenza artificiale, dichiarando di trovare prove di stati che rispecchiano gioia, paura e tristezza. Il pontefice ha preso le distanze: le macchine non vivono esperienze.
Il mondo scientifico è sulla stessa linea del Vaticano. Anil Seth, professore di neuroscienze al Sussex, sostiene che i cervelli non siano riducibili a computer, mentre Margaret Mitchell di Hugging Face avverte che il dibattito è trainato da aziende interessate a far percepire i propri sistemi come qualcosa di più del codice.
La questione ha già conseguenze etiche concrete. Jeff Sebo della New York University ha co-firmato un paper che chiede di estendere la considerazione morale ad alcuni sistemi entro il 2030.
Leggi l’articolo completo “They built the world’s most powerful AI. They’re facing a mystery they can’t explain.” su The Washington Post.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (14/12/2024).

