Enrica Porcari è appena diventata la prima Chief Information Officer del CERN di Ginevra, dove dal gennaio 2026 guiderà cybersecurity, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. L’aspetto sorprendente di questa vicenda è che non è una fisica né un’ingegnere, ma un’umanista laureata in sociologia che ha dedicato trent’anni a portare l’innovazione digitale nei luoghi più fragili del pianeta.
La sua carriera inizia quasi per caso a 25 anni, quando un incontro fortuito la porta alla FAO dato che stavano cercando “una persona che faccia riflettere gli ingegneri” sul perché sviluppare certe tecnologie, portando alla nascita anche di un percorso formativo che esplora il rapporto tra uomo e tecnologia. Dopo quest’esperienza, lavora ormai al CERN da cinque anni, prima come responsabile IT poi e ora come CIO, definendosi una “connector” che fa domande. La sua forza, difatti, non è la competenza tecnica, ma la capacità di creare connessioni e aiutare fisici e ingegneri a porsi gli interrogativi giusti.
In merito al tema dell’IA, ne riconosce il grande potenziale, ma avverte sui rischi di appiattimento culturale che questa rivoluzione porta con sé. Pertanto, secondo Porcari, non si può lasciare tutto nelle mani della tecnologia, valorizzando l’importanza di istituzioni affidabili come il CERN, ma bisogna avere la forza di affrontare questo cambiamento anche dal basso, a livello individuale.
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