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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Dall’algoritmo al dialogo: come l’IA ha imparato a stupirci

Volti umani uno di fronte all'altro

Le nuove funzionalità di ChatGPT per generare immagini hanno stupito tutti per la loro qualità quasi perfetta. Con questo aggiornamento, scrivere un prompt sembra davvero come chiedere alla macchina di immaginare qualcosa, anziché eseguire meramente un compito tecnico.

Dietro questo “stupore” c’è, però, una tecnologia che affonda le radici in meccanismi profondamente umani. Nel 2014, Ian Goodfellow inventò le GAN (Generative Adversarial Network), dove due reti neurali dialogavano tra loro: una generava le immagini, l’altra le giudicava, in una sorta di confronto continuo che ricorda molto da vicino i dialoghi socratici, in cui la conoscenza nasce dal confronto reciproco.

A partire da questo, poi, la tecnologia si è ovviamente evoluta: dai modelli Transformer ai Diffusion model (che partono dal “rumore” per rivelare progressivamente l’immagine), fino ai sistemi multimodali attuali come, ad esempio, DALL-E. Oggi l’IA non dialoga solo con se stessa come faceva un tempo, ma con noi umani, raffinando step by step le nostre richieste per arrivare, alla fine, all’immagine desiderata.

Dunque, secondo Matteo Scortegagna, quello che sembrava puro calcolo statistico un tempo, in realtà non è altro che il risultato dell’ingegno umano che ha trasformato i nostri meccanismi di pensiero più autentici e antichi, ossia il dialogo, il confronto e la ricerca condivisa della verità, in algoritmi capaci attualmente di sorprenderci.

Leggi l’articolo completo Quando l’Ai sembra capace di immaginare e forse di dialogare su Il Sole 24 Ore.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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