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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Datacenter e IA, in Australia il conto arriva prima dei benefici

Datacenter con bandiera australiana sullo sfondo

Quando vedrà l’Australia i benefici del boom di IA e datacenter? Per ora, scrive Josh Butler sul The Guardian, restano promesse, mentre i costi sono già qui: modifiche al diritto d’autore che penalizzerebbero i creativi, consumi di energia e acqua, timori per il lavoro. Martedì la Reserve Bank ha portato i tassi ai massimi da 18 anni, citando tra le cause dell’inflazione proprio gli investimenti nei data center. Interrogata su quando l’IA darà una mano, la governatrice Michele Bullock ha risposto che la sua ipotesi vale quanto la nostra: la produttività potrebbe crescere, ma è un “se“, non un “quando“.

Deloitte conferma: la pipeline comprende 37 datacenter da 141 miliardi di dollari (+36% in un anno), che competono con case e infrastrutture per manodopera e materiali. I cantieri pesano subito, ma le attrezzature sono perlopiù importate e servono pochi addetti.

Negli Stati Uniti il malcontento è già politico: metà degli americani non vuole data center vicino a casa e, alle elezioni di metà mandato, il 56% degli elettori li ha considerati un fattore importante. In Australia la protesta è minore, ma cresce. Il senatore David Pocock propone alternative ai tassi, come tasse sugli extraprofitti. Il governo Albanese, intanto, fatica a spiegare perché i cittadini dovrebbero pagare oggi un conto non loro.

Leggi l’articolo completo Australians are yet to see the benefits of AI and datacentres – and US midterms show they could be political kryptonite su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (11/01/2026).

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