L’intervista al goista professionista 9° Dan Lee Sedol sul New York Times ha sollevato un dibattito interessante sull’impatto dell’IA sulla creatività umana e sulla società nel suo complesso.
Le cinque fasi di sviluppo dell’IA presentate da OpenAI (dal livello conversazionale fino al livello di risoluzione dei problemi a livello umano) non solo offrono una panoramica sulle attuali capacità dell’IA, ma aiutano anche a prevedere come essa evolverà in un futuro prossimo.
Tuttavia, il costo elevato e l’accesso limitato potrebbero alimentare nuove forme di disuguaglianza digitale, sollevando dubbi sulla reale democratizzazione della creatività. Infatti, le promesse delle aziende di IA di “democratizzare la creatività” sembrano contrastare con la realtà socio-economica. L’accesso efficace all’IA richiede risorse significative considerando che servirebbe un abbonamento mensile di almeno $20, un hardware ad alte prestazioni e una connessione Internet stabile, superando in costo molti servizi digitali accessibili come YouTube Premium o Netflix. Questo scenario potrebbe perpetuare un fenomeno di “AI-flaunting”, analogo all'”eco-flaunting”, in cui solo coloro con risorse sufficienti possono sfruttare appieno i benefici dell’IA, generando potenzialmente nuove forme di disuguaglianza digitale.
Inoltre, c’è una preoccupazione crescente riguardo alla diminuzione del valore delle opere creative individuali. L’uso non autorizzato di opere creative come dati di addestramento per l’IA e la proliferazione di contenuti generati dall’IA potrebbero minare il valore economico e culturale del lavoro umano.
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