Uno studio sui deepfake elettorali ha evidenziato che l’IA non rappresenta la principale causa della disinformazione politica. Nonostante le preoccupazioni globali, amplificate da istituzioni come il World Economic Forum, l’analisi di 78 casi raccolti dal progetto WIRED AI Elections ha rivelato che solo metà dei contenuti generati dall’IA presentava intenti ingannevoli. Inoltre, la creazione di disinformazione attraverso metodi tradizionali, come i montaggi video, resta ugualmente efficace e a basso costo.
Gli utilizzi non ingannevoli dell’IA, come il miglioramento dei materiali di campagna, hanno mostrato un potenziale positivo. Al contrario, il problema della disinformazione non risiede nell’offerta di contenuti falsi, ma nella domanda. Persone inclini a credere in narrazioni distorte continueranno a cercare e condividere tali informazioni, indipendentemente dalla tecnologia impiegata.
Interventi strutturali e un’analisi critica della domanda sono essenziali per contrastare il fenomeno, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sui limiti dell’intelligenza artificiale.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

