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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Falsi album, nomi veri: come l’IA inganna le piattaforme musicali

Persona che ascolta musica su Spotify

Jason Moran, pianista e compositore jazz di fama internazionale, ha scoperto per caso che su Spotify circolava un EP pubblicato a suo nome — For You — con una copertina in stile anime giapponese e un sound indie pop che non aveva nulla a che fare con la sua musica.

“Non c’è nemmeno un pianista in tutto questo disco,” ha commentato con una risata amara. È uno dei tanti artisti colpiti da bot basati sull’intelligenza artificiale che impersonano musicisti reali sulle piattaforme di streaming, caricando musica fasulla sotto i loro nomi. Il fenomeno ha già coinvolto decine di jazzisti, artisti indie rock e persino Drake. Secondo Beatdapp, società specializzata nel rilevamento delle frodi nel settore musicale, tra il 5 e il 10% di tutti gli stream globali sono fraudolenti: un danno stimato tra uno e due miliardi di dollari annui sottratti agli artisti legittimi.

Tra questi, il caso più eclatante è quello di Michael Smith, condannato per aver inondato le piattaforme di migliaia di brani generati dall’IA usando bot per gonfiare gli ascolti, guadagnando oltre dieci milioni in royalties. Spotify ha rimosso 75 milioni di tracce spam in un anno e sta sviluppando strumenti per consentire agli artisti di approvare le pubblicazioni prima che vadano live, ma il sistema funziona solo se è l’artista stesso a scoprire l’abuso e segnalarlo.

Leggi l’articolo completo ‘It has your name on it, but I don’t think it’s you’: how AI is impersonating musicians on Spotify su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/03/2025).

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