Le app di dating ti sfruttano, i profili mentono e il sesso sembra ormai un ricordo del passato. Ma può davvero l’intelligenza artificiale aiutarci a trovare l’amore? Per alcuni imprenditori tech e coraggiosi londinesi, la risposta è “forse“.
Difatti, una nuova generazione di startup sta usando l’IA in modo diverso rispetto alle piattaforme tradizionali. Jasmine, 28 anni, single da tre anni, ha provato Fate dopo essersi stancata delle solite app. “Con Hinge e Tinder le conversazioni erano sempre ripetitive“, racconta. “Ho pensato di provare qualcosa di diverso“. Fate, lanciata a Londra nel maggio scorso, si definisce la prima app di dating con IA agentiva. Un’intelligenza artificiale intervista gli utenti su speranze e difficoltà, poi propone cinque potenziali match senza bisogno di swipe. L’app offre anche un coach virtuale per guidare le conversazioni, funzione che alcuni trovano utile e altri “spaventosa, come Black Mirror“.
Il fondatore di quest’app, Rakesh Naidu, critica le piattaforme tradizionali che “guadagnano mantenendo le persone sole” e classificano gli utenti con algoritmi superficiali, mentre l’IA dovrebbe invece favorire connessioni autentiche basate sulla compatibilità di personalità. Nonostante questo, però, gli esperti sono preoccupati in quanto si teme, come sostiene Amelia Miller, consulente per Match Group, che rivolgersi alle macchine impedisca di sviluppare la vulnerabilità necessaria per relazioni sane, portando ad una perdita graduale dell’esperienza di provare e fallire nel mondo reale.
Leggi l’articolo completo No swiping involved: the AI dating apps promising to find your soulmate su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (24/09/2025).

