Le app finanziarie basate sull’IA, come Cleo AI e Bright, stanno diventando sempre più rinomate tra i giovani, in particolare nella Generazione Z e tra i Millennial, grazie a dei chatbot personalizzati che offrono consigli per migliorare la gestione delle finanze personali. Questi strumenti, che si connettono ai conti bancari tramite servizi come Plaid, analizzano le abitudini di spesa e aiutano gli utenti a gestire sia debiti che crediti. Nonostante queste possano potenzialmente rivelarsi un valido supporto, queste app sembrano incentivare anche l’upselling, con offerte di anticipo in contante a pagamento e servizi a commissione.
L’esperienza di Reece Rogers, un giornalista di Wired, con Cleo, ha rivelato una strategia orientata a spingere gli utenti verso l’assunzione di debiti a breve termine, come anticipi di contante che implicano costi extra. Nonostante ciò, Cleo punta a fidelizzare gli utenti con soluzioni come il miglioramento del punteggio di credito e l’accesso anticipato agli stipendi. Bright, invece, si distingue per l’offerta di prestiti più consistenti, ma presenta errori nei dati e una forte pressione verso soluzioni finanziarie tramite terzi, con tassi d’interesse elevati.
Questi strumenti AI sono visti come una risposta alle difficoltà finanziarie di chi vive da stipendio a stipendio, mese dopo mese. Tuttavia, sollevano dubbi sulla vera efficacia nel risolvere i problemi di debito a lungo termine. Pur promettendo un’assistenza finanziaria personalizzata, gli utenti potrebbero ritrovarsi intrappolati in un ciclo di prestiti e commissioni, rendendo la gestione delle finanze meno vantaggiosa di quanto possa apparire inizialmente.
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