Un nuovo documentario di Valerie Veatch, Ghost in the Machine, ripercorre la storia dell’intelligenza artificiale collegandola all’eugenetica e alle ideologie razziste. secondo la recensione pubblicata su The Guardian, il film nasce nel momento di massima espansione della “bolla” delle aziende IA e si propone come atto d’accusa, guidando lo spettatore verso conclusioni scettiche sul futuro dell’IA.
Veatch, già nota per documentari come Love Child e Me at the Zoo, film che esplorano l’intersezione tra sottoculture reali e comunità internet, allarga qui il raggio su un tema di stretta attualità. Nel documentario compaiono figure emblematiche: l’eugenista vittoriano Francis Galton, il cofondatore della Silicon Valley e razzista dichiarato William Shockley, e il miliardario Elon Musk. quato documentario funziona come manuale introduttivo alla storia dell’IA, grazie a intervistati eterogenei: il filosofo Johnathan Flowers, che mette in discussione la necessità stessa dell’IA; la linguista Emily M. Bender, che ricostruisce le origini del termine AI; la storica Becca Lewis, capace di condensare contesti complessi in pochi minuti di narrazione illustrata.
La critica nota però che le interviste ai dipendenti di aziende LLM a Nairobi non chiariscono in che modo il loro lavoro li danneggia. Sul fronte formale, il dispositivo più riuscito è la scritta Helvetica maiuscolo in alto a destra, che segnala se ciò che si vede è AI o NOT AI. Come spiega Veatch, sempre più persone non riescono a distinguere i due tipi di contenuto. Il documentario uscirà nelle sale inglesi il 5 Giugno.
Leggi l’articolo completo “Ghost in the Machine review – entertaining AI polemic dives into its dark history in race politics and eugenics” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/06/2026).

