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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Gli Stati Uniti dipendono dai talenti cinesi per la corsa all’AI

Sagoma di una persona che supplica in ginocchio un'altra persona, tenendo tra le mani un chip AI. La sagoma inginocchiata è colorata con la bandiera degli USAA, l'altra con quelli della bandiera cinese. Immagine astratta in stile acquarello dai toni azzurrini.

Gli Stati Uniti si trovano di fronte a un paradosso strategico per cui per mantenere la leadership nell’intelligenza artificiale, si ritrovano a dover attrarre talenti cinesi, ma al tempo stesso cercano di limitarne l’ingresso per motivi di sicurezza nazionale. Washington intensifica i controlli sui visti cinesi e di chi ha rapporti con la Cina, ma la Silicon Valley continua a dipendere fortemente dalle competenze provenienti da Pechino.

Secondo quanto emerge un rapporto del 2023 prodotto dalla società di ricerca MacroPolo, quasi la metà dei migliori esperti di IA al mondo risulta essere cinese. Le grandi aziende tecnologiche statunitensi, da Meta a Google fino e Nvidia, continuano a reclutare ricercatori formati nelle università cinesi, considerandoli essenziali per la competitività americana. 

Diversi analisti temono che le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina possano favorire una nuova fuga di cervelli verso la Cina, dove il livello dell’istruzione e della ricerca nel campo dell’IA è in forte crescita. Già nel 2022 il 28% dei migliori talenti mondiali dell’IA risiedeva in Cina, molto di più dell’11% registrato nel 2019.

Nel frattempo Pechino, a differenza degli Stati Uniti, ha lanciato un nuovo “visto K” per attrarre scienziati stranieri. L’equilibrio tra sicurezza nazionale e apertura scientifica potrebbe determinare chi guiderà la prossima fase della corsa globale alla leadership AI.

Leggi l’articolo completo: The AI dilemma: To compete with China, the U.S. needs Chinese talent su restoftheworld.com

Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/10/2025).

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