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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Google, OpenAI e Meta puntano sugli assistenti AI tuttofare

agenti AI autonomi

Google ha recentemente presentato “AI Mode”, un chatbot avanzato che potrebbe presto sostituire il tradizionale motore di ricerca. La nuova funzione consente di porre domande all’IA e ricevere risposte dirette, senza dover navigare tra i vari link. Per ora è disponibile in fase iniziale negli Stati Uniti, prevede novità tipiche degli assistenti AI di oggi, come la redazione automatica di testi, la prenotazione di ristoranti, o l’assistenza tramite fotocamera per compiti pratici. L’obiettivo è trasformare la ricerca online in un’esperienza conversazionale e integrata.

Non è solo Google a muoversi in questa direzione. Anche OpenAI, Meta, Amazon, Microsoft, Apple e perfino Airbnb stanno investendo in assistenti AI multifunzione, capaci quindi di offrire un servizio personalizzato a seconda delle esigenze. L’ambizione comune a tutte queste big tech è quella di creare app “tuttofare” che, tramite la raccolta di dati personali effettuata negli anni, diventino strumenti che assumano un posto centrale nella vita quotidiana degli utenti. Questi servizi prevedono quasi sempre un piano gratuito, per cui in cambio chiedono i dati, esattamente come capita per i social media.

Questa nuova generazione di assistenti AI promette comodità, ma non sono ancora spariti i dubbi circa la qualità dei risultati, l’affidabilità dei sistemi e sui rischi legati alla privacy e alla gestione dei dati sensibili.

Leggi l’articolo completo: Big Tech’s AI Endgame Is Coming Into Focus su theatlantic.com.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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