Guido Scorza, giurista italiano e membro del Garante della Privacy, si trova in una lista di nomi che il chatbot di OpenAI, ChatGPT, non riesce a gestire, causando un crash del sistema o messaggi di errore come «Non sono in grado di produrre una risposta». Questa anomalia non riguarda solo Scorza, ma anche altri nomi come Brian Hood e David Mayer.
Scorza ha spiegato di aver esercitato il diritto di opposizione, sancito dal GDPR europeo, che permette a chiunque, specialmente in Europa, di richiedere di impedire l’utilizzo dei propri dati senza il proprio consenso. Secondo il GDPR, una richiesta deve ricevere una risposta entro un mese. Scorza ha fornito un link per esercitare questo diritto su ChatGPT ed è il seguente: https://privacy.openai.com/policies?modal=take-control&name=open-ai-privacy-request-portal#privacy-requests.
Il diritto di opposizione permette di bloccare l’uso dei propri dati per scopi specifici come il marketing, ma il nome può comunque apparire in altre ricerche online. Dato che ChatGPT ora integra i motori di ricerca, mantenere questa opposizione può risultare complesso perché i dati risiedono su siti terzi. Nonostante i blocchi, rimane comunque possibile aggirare queste limitazioni con semplici trucchi.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

