Qualcosa si sta assottigliando negli spazi pubblici urbani. Alcuni ricercatori di Yale, Harvard e altre università hanno usato l’intelligenza artificiale per confrontare filmati degli anni ’70 con video recenti di New York, Boston e Philadelphia, scoprendo cambiamenti sorprendenti: le persone camminano il 15% più velocemente, sostano meno e hanno meno probabilità di incontrarsi.
La ricerca si ispira a William Whyte, pioniere negli anni ’70 che analizzava manualmente i comportamenti umani in piazze e parchi. Quello che allora richiedeva mesi di lavoro, oggi l’AI lo completa in minuti, tracciando centinaia di persone simultaneamente e le cause di questo fenomeno sono molteplici: ritmi di lavoro accelerati, smartphone che ci trascinano in flussi di dati personalizzati, preferenze per luoghi come Starbucks rispetto ai parchi. Il rischio di questa tendenza, dunque, è quello di perdere la funzione sociale degli spazi pubblici, dove avviene il confronto con la diversità e si costruisce la cittadinanza, come sostiene Carlo Ratti.
Per fronteggiare questa deriva, paradossalmente, dobbiamo affidarci alla tecnologia stessa, che al posto di allontanarci dall’aspetto sociale delle nostre vite potrebbe riportarci al suo interno. L’AI può diventare un “William Whyte digitale” per ogni piazza, testando design diversi che favoriscano l’interazione sociale. Pertanto, l’agorà, intesa in senso classico, non è morta, ma ha solo bisogno di essere riprogettata, come sostiene il nuovo direttore della Biennale Architettura 2025.
Leggi l’articolo completo We used AI to analyse three cities. It’s true: we now walk more quickly and socialise less su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (20/08/2025).

