Un recente studio approfondisce come l’uso dell’IA nel consenso informato chirurgico potrebbe migliorare la comunicazione tra medici e pazienti, sollevando anche importanti questioni etiche. Infatti, il consenso informato non riguarda solo la trasmissione di informazioni mediche, ma anche la costruzione di un rapporto di fiducia, basato su un’interazione autenticamente umana.
I modelli linguistici di grandi dimensioni (gli LLM) potrebbero rendere il processo più efficace, fornendo spiegazioni personalizzate e aiutando i pazienti a comprendere meglio i rischi e i benefici di un intervento. Tuttavia, se questi sistemi simulano empatia, possono creare un’illusione di connessione emotiva che rischia di ingannare i pazienti e influenzare le loro decisioni in modo non trasparente.
Per evitare questo rischio, lo studio distingue tra due tipi di empatia: quella attiva, che cerca di riprodurre emozioni umane ed è potenzialmente fuorviante, e quella passiva, che si limita a riconoscere segnali di disagio senza simulare emozioni.
L’approccio suggerito è che gli LLM vengano usati solo per identificare e segnalare l’ansia dei pazienti, permettendo ai medici di intervenire. In questo modo, l’IA dovrebbe essere in grado di poter supportare il processo decisionale senza compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente.
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Immagine generata tramite DALL-E 3, 2025.

