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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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IA e uomo: serve formazione o non crescerà la produttività

Postazione di lavoro in ufficio

Al Festival dell’Economia di Trento si è discusso del rapporto tra intelligenza artificiale e umanità. A tal proposito, Padre Paolo Benanti ha sottolineato che viviamo una rivoluzione paragonabile a quella industriale, dove l’essere umano resta la vera piattaforma abilitante per l’innovazione tecnologica. Dunque, senza una formazione adeguata, la produttività non cresce e possono nascere tensioni sociali.

Il dibattito non verte più su se le macchine sappiano ragionare, ma se possano raggiungere un’intelligenza pari o superiore a quella umana. Per questo motivo, Giuliano Noci del Politecnico di Milano ha proposto di superare la falsa dicotomia uomo-macchina: l’IA, piuttosto, deve essere visto un “copilota” al servizio dell’essere umano.

Massimo Lapucci, invece, ha evidenziato i rischi nella finanza, dove l’IA è già molto diffusa, sottolineando l’urgenza di una governance per evitare bias sistemici e discriminazioni derivanti da stereotipi: gli algoritmi devono rimanere comprensibili e monitorabili, non si può delegare tutto senza capire come funzionano.

Per concludere il suo intervento, Benanti ha lanciato un allarme educativo, ovvero di come oggi l’analfabetismo sia non saper interpretare l’informazione digitale, in quanto le nuove generazioni rischiano di non distinguere fonti credibili da quelle false. Oggi, dunque, più mai serve una “sintesi hegeliana” nel rapporto tra uomo e macchina, con tecnologie progettate per servire l’umanità.

Leggi l’articolo completo «Ai, formare l’uomo o la produttività non aumentà» su Il Sole 24 Ore.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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