Un articolo pubblicato su The Guardian a firma di Nazrul Islam (University of East London) i cui studi sull’interazione tra lavoratori e IA sono stati citati nel Rapporto Economico della Casa Bianca del 2024 sostiene che la minaccia più urgente non è la sostituzione di massa dei lavoratori, ma la crescente asimmetria tra chi usa l’IA come strumento e chi ne è invece governato e controllato. Nelle professioni ad alta autonomia, come analisti, consulenti e manager, l’IA può infatti funzionare come un assistente. Nei settori a bassa qualifica (logistica, retail, gig economy) si traduce invece in sorveglianza algoritmica su turni, ritmi e prestazioni.
Un terzo dei datori di lavoro britannici usa già tecnologie di monitoraggio dell’attività online dei dipendenti. Amazon è accusata dai propri ingegneri di esercitare pressioni sull’uso dell’IA per misurare la produttività individuale; Meta ha annunciato la registrazione sistematica di movimenti del mouse e sequenze di tasti dei dipendenti, a scopo di addestramento dei modelli. Un’indagine globale dell’Economist Impact rileva che, pur riconoscendo il valore competitivo delle competenze in IA, poche organizzazioni investono in formazione strutturata o in governance interna.
La questione, sottolinea Nazrul Islam, è dunque sociale e politica, non solo tecnica. Senza formazione diffusa, governance, trasparenza e possibilità di contestare decisioni automatizzate, l’IA rischia di rafforzare ulteriormente disuguaglianze già esistenti. La ricerca citata suggerisce che coinvolgere i lavoratori nell’introduzione delle tecnologie migliora sia la qualità del lavoro sia l’efficacia dell’integrazione.
Leggi l’articolo completo: Forget the AI job apocalypse. AI’s real threat is worker control and surveillance su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/02/2025).

