L’UE sta introducendo nuove regole per migliorare le condizioni di lavoro di chi lavora tramite piattaforme digitali, un settore che sta crescendo rapidamente, sopratutto da dopo la pandemia.
Queste piattaforme, che mettono in contatto chi offre e chi cerca servizi specifici (come consegne, traduzioni, babysitting, ecc.), sono utilizzate principalmente come fonte di reddito secondario. Tuttavia, molti lavoratori delle piattaforme sono formalmente autonomi, anche se svolgono attività simili a quelle di dipendenti. Le nuove normative mirano a chiarire lo stato occupazionale dei lavoratori su piattaforme, che spesso sono in una “zona grigia” legale. In particolare, la legge presumerà che il rapporto tra piattaforma e lavoratore sia un rapporto di lavoro (e non di lavoro autonomo) quando la piattaforma esercita un controllo significativo sul lavoratore, come nella gestione delle sue attività. Spetterà poi alla piattaforma dimostrare il contrario, se lo desidera. Questo cambiamento puntata consentire ai lavoratori di accedere più facilmente ai diritti previsti per i dipendenti, come malattia retribuita o indennità di disoccupazione.
Inoltre, le piattaforme digitali dovranno informare i lavoratori sull’uso di algoritmi per monitorare e prendere decisioni sul loro lavoro. Questi algoritmi non potranno raccogliere dati sensibili, come quelli sulla salute o sull’origine etnica. Ogni decisione importante, come la sospensione di un account, dovrà essere supervisionata da personale qualificato, per garantire maggiore protezione ai lavoratori.
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Immagine generata tramite DALL-E 3.

