A Cannes 2025, l’intelligenza artificiale ha dominato il dibattito come mai prima d’ora. Tra summit in riva al mare e feste sugli yacht, registi, attori e dirigenti si sono divisi su una domanda senza risposta condivisa: l’IA è il futuro del cinema o una minaccia alla sua anima?
Darren Aronofsky si è schierato tra i favorevoli, presentando alla Croisette i progetti del suo studio Primordial Soup, realizzati in collaborazione con Google DeepMind. Per il regista de Il cigno nero, l’IA non sostituisce nessuno: è uno strumento aggiuntivo, capace persino di risolvere problemi etici sul set — come evitare l’uso di neonati reali nelle riprese. Steven Soderbergh ha portato in concorso un documentario su John Lennon in cui l’IA contribuisce al 10% delle immagini, definendo le sequenze generate «surrealismo tematico», più che inganno. Dall’altra parte, invece, Guillermo del Toro ha dichiarato che preferirebbe morire piuttosto che usare l’IA nei suoi film, mentre Seth Rogen è stato ancora più diretto: chi vuole usare l’IA per scrivere, semplicemente, non dovrebbe fare lo scrittore.
Nel mezzo, voci pragmatiche come Demi Moore e Peter Jackson, sostengono come l’IA sia già qui e che combatterla è inutile, ma tutto dipende da chi la usa e come, mostrando i segni di una frattura profonda all’interno del settore cinematografico.
Leggi l’articolo completo ‘We’re expanding the cinematic toolbox’: AI fault lines on show at Cannes su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (24/05/2026).

