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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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IA nella professione forense: cosa prevede la normativa italiana

Vignetta di un detective in tribunale.

L’Italia sta lavorando a una legge nazionale che regoli l’uso dell’intelligenza artificiale nel campo legale. Questa legge prevede che l’IA venga utilizzata solo come uno strumento di supporto, escludendo la possibilità che giudici o avvocati vengano sostituiti da sistemi automatizzati.

Il professor Ugo Mattei, esperto e Professore universitario di diritto civile e internazionale, evidenzia che l’IA rappresenta una trasformazione profonda del diritto, destinata a sostituire progressivamente l’interpretazione umana con meccanismi tecnologici. Tuttavia, sottolinea anche come la sfida sia innanzitutto politica e non solo normativa. Ad oggi, giudici e avvocati utilizzano già strumenti di IA come ChatGPT, seppur spesso in modo non ufficiale. L’impiego di queste tecnologie, tuttavia, comporta dei rischi, tra cui la perdita di creatività e il pericolo di affidarsi a sistemi opachi controllati da grandi aziende che traggono vantaggio dall’uso dei dati.

Mattei, inoltre, mette in guardia contro le “allucinazioni” dell’IA. Quegli errori o inesattezze che possono provocare danni significativi, come nel suo caso personale di un contenzioso giudiziario durato sette anni, aggravato da decisioni fallaci. La macchina riflette le imperfezioni del sistema reale, incluse bugie e manipolazioni.

L’IA può aiutare nella ricerca giuridica e nella redazione di atti, se utilizzata con attenzione. Senza un controllo pubblico sulle piattaforme, però, il rischio è di aumentare disuguaglianze e ingiustizie.

Leggi l’articolo completo: L’intelligenza artificiale nella professione forense su lafiaccola.it.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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