Il New York Times ha citato in giudizio OpenAI, accusando la startup di IA e il suo partner Microsoft di aver fatto scraping di articoli senza autorizzazione e senza offrire compensi.
Tuttavia, c’è un dettaglio particolarmente sorprendente e interessante. Il giornale ha deciso di adottare una linea dura in tribunale, ma allo stesso tempo sperimenta l’uso della tecnologia di OpenAI per migliorare i suoi processi editoriali. È stato infatti rivelato che il Times ha sviluppato uno strumento per generare titoli e applicare la guida di stile, sfruttando le capacità dell’IA.
Charlie Stadtlander, portavoce del Times, ha risposto dichiarando a The Intercept che si trattava di un esperimento preliminare e perciò non utilizzato dalla redazione. “Continuiamo a sperimentare potenziali applicazioni dell’IA a vantaggio dei nostri giornalisti e del nostro pubblico”, ha dichiarato Stadtlander.
Questa duplice faccia nell’approccio del Times riflette una tendenza più ampia nel mondo dei media, dove l’IA viene sempre più impiegata per vari compiti, ma non senza polemiche.
La fuga di notizie del mese scorso su GitHub che ha reso pubblici oltre 6.000 repository del Times, ha rivelato numerosi progetti, tra cui il “OpenAI Styleguide” e il “Maker Week”. Questi progetti, ancora in fase sperimentale, dimostrano l’interesse del Times per l’IA, nonostante le preoccupazioni per il possibile impatto sui posti di lavoro nel settore giornalistico.
Leggi l’articolo completo: THE NEW YORK TIMES IS SUING OPENAI — AND EXPERIMENTING WITH IT FOR WRITING HEADLINES AND COPY EDITING su theintercept.com.

Foto di Sara Groblechner su Unsplash.

