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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Impatto dell’intelligenza artificiale sull’intimità

immagine astratta di umano con robot frontali. Stile acquarello dai toni azzurri e blu

L’intelligenza artificiale sta progressivamente trasformando la salute sessuale e l’intimità umana. Secondo un articolo pubblicato dall’Università di Roma Tor Vergata sulla rassegna dell’Università, la medicina della sessualità sta vivendo una metamorfosi, passando da un modello empirico a uno predittivo e personalizzato.

I chatbot, come ChatGPT o Gemini, sono diventati i nuovi “esperti” a cui sempre più spesso i giovani si rivolgono quando hanno dubbi o curiosità, spesso preferendo l’illusione di anonimato digitale rispetto al classico confronto con medici, genitori e amici. Tuttavia, il rischio di disinformazione è elevato. Le risposte possono essere imprecise o sbagliate

A livello medico, viene sempre più spesso sperimento l’uso di dispositivi indossabili (wearable) per diagnosi “AI-powered”, capaci di monitorare parametri biometrici in tempo reale per prevedere disfunzioni sessuali.

La frontiera più controversa è quella dei robot sessuali. Sebbene offrano potenzialità terapeutiche in contesti di disabilità o disturbi di natura psichica o mentale, questi dispositivi sollevano spettri di oggettivazione e disumanizzazione. Il rischio concreto è la normalizzazione di modelli relazionali unilaterali, dove l’altro è ridotto a oggetto controllabile e privo di reciprocità.

A preoccupare i ricercatori sono anche i bias algoritmici, che spesso riflettono pregiudizi sessisti, e i pericoli legati alla privacy dei dati intimi raccolti dai sex device. Ovviamente incombe pesantemente la minaccia di deepfake, anche per manipolazioni politiche. Qui emerge un preoccupante vuoto normativo.

Leggi l’articolo completo: Sessualità e intelligenza artificiale di Andrea Sansone, Anna Passador ed Emanuele A. Jannini

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/11/2024).

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