L’arrivo e il diffondersi dei chatbot erotici basati sull’intelligenza artificiale segna una svolta nel rapporto tra sessualità e tecnologia, che vede l’utente sempre di più isolarsi in un’interazione completamente privata e automatizzata. Secondo la studiosa Noelle Perdue, esperta in storia del porno, se la pornografia tradizionale, dai cinema agli scaffali dei negozi, implicava una dimensione comunitaria, le piattaforme AI, invece, trasformano il desiderio sessuale in un’esperienza solitaria, priva di confronti o interazioni umane.
Secondo Perdue, questa solitudine alimenta senso di vergogna e disfunzioni sessuali, dato che la normalità dei propri desideri rimane inosservata e incontrollata dagli altri. L’assenza di interlocutori umani permette una compartimentazione estrema della sessualità, che può tradursi in frustrazione o danni reali, specialmente tra giovani e persone vulnerabili. Inoltre, le piattaforme di chatbot erotici comportano problematiche di natura etiche rilevanti come, ad esempio, l’esposizione dei minori a contenuti sessuali o l’uso illecito di immagini di abuso.
Perdue sottolinea che la sessualità rimane un fenomeno umano e sociale e che la comunicazione aperta è essenziale per prevenire che il desiderio diventi un’esperienza esclusivamente privata e potenzialmente dannosa.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/11/2024).

